Plastic tax. Fare cassa con la scusa del green

Le imprese italiane contro l’imposta del governo che mette in ginocchio un settore e non fa il bene dell’ambiente

«Il governo ha parlato di svolta green ma in realtà vogliono fare solo cassa, senza per altro risolvere il problema dell’inquinamento. C’è troppa incertezza e la sensazione che stiano immaginando politiche che penalizzano l’industria e il mercato. Ci sono molte imprese che per essere competitive stanno pensando di andare all’estero. Lo stiamo facendo anche noi».

A parlare così oggi alla Stampa è Alberto Bertone, presidente e amministratore delegato del gruppo Sant’ Anna, preoccupatissimo per ciò che sugar e plastic tax provocheranno sul settore. Bertone, di questi tempi, non è l’unico ad aver messo in guardia il governo da due tasse scellerate che non solo metteranno in ginocchio il settore, ma non produrranno benefici importanti dal punto di vista ambientale.

Il nuovo nemico da abbattere

Tempi ne aveva già parlato con Luca Iazzolino, presidente di Unionplast, Federazione gomma plastica, secondo cui «oggi la plastica è vista come il nuovo nemico da combattere, senza se e senza ma. Ma la plastica è un materiale che ha consentito enormi progressi, ad esempio a livello di conservazione degli alimenti e di sicurezza alimentare. Per questo dobbiamo lavorare per combattere gli abusi, rendere i nostri prodotti più sostenibili, ma non possiamo prescindere dal riconoscere l’enorme valore della plastica nella società contemporanea».

Per Bertone l’introduzione della plastic tax «avrà un costo aggiuntivo di circa il 60 per cento che purtroppo dovremo scaricare sul consumatore finale. E questo avrà un effetto negativo sulle nostre vendite, abbiamo stimato una perdita importante, diciamo tra il 15 e il 20 per cento. Con questi numeri dobbiamo difenderci e il primo passa è, appunto, quello di congelare gli investimenti».

Si fa male all’ambiente

Investimenti che, oltre a un beneficio occupazionale, potrebbero portare a trovare nuove tecnologie utili a diminuire l’impatto ambientale della plastica. Con la plastic tax, insomma, si colpisce un settore industriale italiano, si bloccano gli investimenti e – paradosso – si fa male all’ambiente.

«Il gruppo Sant’Anna – nota Bertone – nella sua attività utilizza plastica, vetro e anche alluminio. Tutte e tre inquinano ma alla fine la plastica ha un minor costo ambientale per quanto riguarda il riciclo. La plastica fonde a 150 gradi, l’alluminio a 660 e il vetro a oltre mille gradi».

Soluzioni intelligenti

Esistono soluzioni più intelligenti, se si vuole (davvero) preservare l’ambiente come, ad esempio, il rimborso delle bottigliette. «In Europa – ha detto lo stesso Bertone al Giornale – non esiste il problema della plastica: Germania, Croazia, Finlandia e tanti altri Paesi utilizzano il sistema del deposito cauzionale. L’industria cresce e l’ambiente viene tutelato. In Italia, invece, si applicano tasse per indirizzare i consumi».

Ma questa sarebbe una soluzione intelligenze per un governo che vuole (davvero) preservare l’ambiente. Siccome così non è, il sospetto lecito è che si voglia solo “fare cassa” con la scusa del green.

Foto Ansa