Pizzarotti rischia l’espulsione per “abuso di trasparenza”

Sospeso per un avviso di garanzia, così vorrebbe il non-statuto del non-partito. Ma Pizzarotti come ha governato? «Da commissario, zero spese, molti tagli. Con un occhio interessato alle questioni nazionali».

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Anticipiamo un articolo tratto dal numero di Tempi in edicola da oggi (vai alla pagina degli abbonamenti) – Epurati, sospesi, cacciati e rinnegati. Di questo passo il movimento dei dissidenti messi in un angolo da Beppe Grillo, dal suo fantomatico staff o dal direttorio pentastellato, sarà numericamente ben più consistente di quello fondato dal comico genovese e dal guru Gianroberto Casaleggio. Alle politiche del 2013 i 5 stelle elessero in Parlamento 109 deputati e 54 senatori. Oggi sono rimasti, rispettivamente, in 91 e 35. Nella lunga black list di Grillo e soci sono entrati anche consiglieri regionali e comunali, sindaci e militanti. Tutti espulsi o fuoriusciti perché in contrasto con i capi del direttorio.

L’ultimo a rischiare la cacciata – per ora è stato sospeso ma l’espulsione è già sul desktop pronta per essere inviata via mail – è Federico Pizzarotti, il sindaco di Parma portato in pompa magna dallo stesso Grillo durante la campagna elettorale delle amministrative 2012. La ragione? Non ha avvertito i responsabili del Movimento di essere stato raggiunto nientemeno che da un avviso di garanzia riguardante la nomina dei vertici del Teatro Regio della città. Un semplice avviso di garanzia significa avere agito contro i princìpi del non-partito; non aver rispettato il non-statuto; aver violato il regolamento «mai votato dall’assemblea, e quindi è come se non esistesse, non ha validità», ha detto lo stesso Pizzarotti in conferenza stampa. Se poi da quell’informativa i pm non ne caveranno nulla, come è convinto lo stesso primo cittadino ducale, a Grillo (o al fantomatico server gestito da Davide Casaleggio, se preferite) non importa. In nome della trasparenza e dell’onestà, marchi di fabbrica Cinque Stelle, Federico Pizzarotti deve essere cacciato dal Movimento, non è più degno di occupare gli uffici del Municipio conquistato con i voti dei grillini. Eccola svelata ancora una volta la tirannia senza volto del non-partito che si è rivelato più illiberale e antidemocratico del male che voleva sconfiggere. Sulla questione del Regio, se c’è da rinfacciare qualcosa a Pizzarotti, è lo scarso acume mostrato: nominare i vertici della fondazione del teatro è una decisione che rientra perfettamente nelle facoltà del presidente (in questo caso il sindaco). Il problema è che in nome della trasparenza, Pizzarotti ha aperto un bando pubblico per trovare i nuovi vertici del teatro, salvo poi tornare sui suoi passi una volta capito che i nominativi arrivati non erano di suo gradimento. Più che abuso d’ufficio, è autolesionismo tafazziano.

Almeno non è vegetariano
Basta un avviso di garanzia, che probabilmente servirà solo a evidenziare una brutta figura, per chiedere le dimissioni del sindaco? Per decidere le sue sorti politiche non è più utile sapere come ha amministrato? Chi è Pizzarotti per i parmigiani? «Il proprietario della grandiosa e omonima spa che opera a Parma dal 1910». Camillo Langone nella sua risposta è geniale e lapidario come gli capita spesso di essere nei suoi articoli sul Foglio. Riesce sempre a strapparti il sorriso ma le sue battute hanno un fondo di verità. «Ah, non intendevi lui? Allora parlavi di Federico Pizzarotti. A Parma devi sempre specificare il nome se vuoi parlare del sindaco». Una volta intesi sull’argomento, Langone mette sul piatto della bilancia i pro e i contro del sindaco. «L’unica cosa buona che mi viene in mente di Federico è che non è vegetariano, nonostante sia un grillino. I Cinque Stelle sono comunisti, vegetariani, vegani, polemici nei confronti del cibo. Federico Pizzarotti no. Lui mangia il pesto di cavallo, un piatto tipico di Parma fatto con la carne equina cruda, di cui anch’io mi nutro quasi quotidianamente. Lui lo mangia, l’ho visto con i miei occhi». Ma sugli aspetti negativi del sindaco, Langone si fa più serio. Un pochino più serio: «Il cruccio principale è che Federico Pizzarotti ci ha rubato i cassonetti. Da un giorno all’altro sono spariti da tutta la città. Oggi il parmigiano è obbligato a fare il netturbino: la spazzatura, a seconda della tipologia, si raccoglie solo in determinati giorni e orari. I più infelici, naturalmente. E se non li rispetti ti tieni l’immondizia in casa fino al prossimo ritiro, oppure, come succede, la lasci per strada». Quindi le tasse sui rifiuti saranno bassissime. «Esattamente il contrario. Sotto questo aspetto Parma è il peggio», arringa Langone. «Ci sono i costi alti delle tasse; i danni, perché vedere la spazzatura per la città è un danno; la fatica di fare i netturbini, perché rincorrere i camion e rispettare gli orari è faticoso. Una situazione allucinante, io sono contro la differenziata, infatti la boicotto. Io sono per gli inceneritori e a Parma c’è. E allora cosa serve tutta questa differenziazione se poi bruciamo tutto? Qualcuno diceva che quando non credi in Dio, credi in qualsiasi cosa. È vero, credi anche agli oroscopi e alla raccolta differenziata che salva il pianeta».

Cancella il debito
La questione rifiuti in città è davvero seria. Il Comune, dopo aver celebrato il funerale dei cassonetti, ha dato vita a una raccolta differenziata porta a porta estremizzata e mal digerita dalla cittadinanza. Insomma, una grande debacle per il concetto di ambientalismo grillino. Eppure le strategie “verdi” del sindaco devono essere state apprezzate dai piani alti dell’Associazione nazionale comuni italiani, visto che Federico Pizzarotti è diventato presidente della commissione politiche ambientali, territorio, protezione civile, energia e rifiuti dell’Anci. Ma che la realtà fosse diversa da come la voleva, il primo cittadino doveva averlo già capito. La questione dell’inceneritore doveva essergli servita da lezione. «Chiunque vuole costruire l’inceneritore a Parma dovrà passare sul cadavere di Pizzarotti», aveva tuonato Grillo durante la campagna elettorale. E invece l’inceneritore fuma che è una meraviglia, motivo per cui il sindaco ha iniziato a perdere consensi ai piani alti del Movimento. «La battaglia contro Iren – la multiutility che gestisce l’inceneritore, ndr – è diventata invece il miglior alleato del Comune al punto che fa donazioni al Municipio», ha scritto sulla Gazzetta di Parma Lorenzo Lavagetto, segretario cittadino del Pd. «La raccolta differenziata, i cui risultati non ci ripagano dell’immagine di degrado con cumuli di immondizia, ha tariffe e costi altissimi e nel mentre l’inceneritore è acceso e in fumo è andato anche l’impegno di non accettare rifiuti da fuori città (pena dimissioni, assicurò il sindaco in campagna elettorale)».

Eppure Pizzarotti difende la sua amministrazione, ricordando non a torto che la situazione debitoria del Comune lasciata in eredità dalla precedente amministrazione – e dai due commissari nominati dopo la caduta della giunta Vignali – era veramente disastrosa. Parma ha scelto di voltare pagina e di dare le chiavi del Municipio a gente di strada, non a politici e nemmeno a tecnici. Persone totalmente inesperte che, per la prima volta e in una situazione molto difficile, hanno dovuto imparare a fare una delibera. «Sindaco, assessori e consiglieri hanno dimostrato di avere poca apertura verso gli altri politici e verso la stessa città. Si sono chiusi a riccio fin dall’inizio. Hanno dimostrato scarsa capacità di integrazione con la comunità», dice a Tempi Fabrizio Pezzuto, membro dello staff della lista civica di minoranza Parma unita.

In un clima del genere, la giunta è comunque riuscita a migliorare i conti comunali. Come? Anche qui le scelte sono state infelici e in città c’è la sensazione che, più che una giunta, in Comune siedano persone che hanno dimostrato di saper interpretare bene il ruolo di commissari: zero investimenti, nessuna progettualità a medio-lungo periodo, taglio delle spese ritenute inutili, aumento di tasse e imposte. «Le tariffe dei servizi comunali riguardanti asili e scuole hanno subito un aumento medio che rasenta il 100 per cento. Mentre la giunta Cinque Stelle deliberava l’abolizione del Quoziente Parma – il sistema che calcolava le rette scolastiche in base al numero dei figli presenti nel nucleo familiare – che costava al Municipio 250 mila euro, nello stesso tempo ne stanziava 700 mila per la Scuola Europea», racconta a Tempi Alfredo Caltabiano, vicepresidente del forum delle Associazioni familiari dell’Emilia-Romagna. Scuola Europea che, peraltro, non solo non è ancora stata ultimata, ma ha i cantieri fermi da quattro anni. «Nel 2015 Pizzarotti aveva acconsentito a tagliare un servizio gestito da una associazione che si occupava di portare i bambini diversamente abili a scuola. Anche in questo caso aveva usato la scusa della mancanza di risorse. Oltre tremila persone si sono presentate davanti al Comune e per fortuna il servizio è stato parzialmente riattivato», racconta ancora Pezzuto. Per risanare i conti c’è stato anche un taglio sui dipendenti e sugli stipendi del personale comunale, con la conseguente e inevitabile rottura con tutte le sigle sindacali. Ma a spiegare bene il “cancella il debito” di marca pizzarottiana serve un’altra stoccata di Lavagetto: «Il fallimento e la svendita di alcune società comunali hanno fatto diminuire il debito, ma così si è perso il patrimonio. E oltre alle tasse cittadine vanno forse ricordate anche le 60 mila multe comminate in soli due mesi».
Chi Parma la conosce molto bene è sicuramente Luigi Alfieri, giornalista e scrittore. «Tra gli anni Cinquanta e Ottanta – spiega a Tempi – era una delle città più ricche e culturalmente più attive d’Europa. Oggi Parma non si distingue più per nulla. Si sta bene ma non troppo. Molte opere che erano già cominciate non sono mai state ultimate (Scuola Europea), alcune sono finite ma restano vuote (Ponte nord). Per non parlare della decadenza di parchi e vie, con la città che scende sotto al novantesimo posto nelle classifiche sulla sicurezza». Un tema, quest’ultimo, molto sentito in città. Alfieri è anche fondatore del comitato “Parma non ha paura”. «È nato per caso. Ho subìto un furto in casa, ho raccontato la vicenda su Facebook e il post è stato visualizzato quasi 200 mila volte. Ne ho fatti altri due ed entrambe le volte ho superato le 100 mila visualizzazioni. Evidentemente non ero l’unico a essermi accorto che qualcosa non andava e così è nato il comitato. La sicurezza è una questione nazionale, certo, ma l’amministrazione non se ne può lavare le mani. Parma non è una città razzista, gli extracomunitari non sono mai stati respinti o osteggiati. Oggi la gente sta cambiando perché si sente abbandonata, ci sono quartieri e parchi in mano alla criminalità». Il comitato ha già organizzato alcune “passeggiate” all’interno di questi parchi, a cui hanno partecipato quasi un migliaio di persone. «Le prossime elezioni? Se ci sarà la possibilità mi candiderò».

Da indagato a perseguitato
Quello su cui convengono in molti è il fatto che il sindaco Pizzarotti in questi quattro anni si sia concentrato sulle questioni che, in un modo o nell’altro, gli potevano garantire un risalto nazionale. All’inizio l’inceneritore, che da bestia nera è diventato comodo alleato del Municipio e del sindaco. Poi c’è stata la proposta di legge sulla liberalizzazione delle droghe leggere che il buon Federico ha sostenuto, primo fra tutti i sindaci. La questione del bilancio risanato è stata venduta assai bene visto che sui giornali si è letto che il debito è diminuito del 44 per cento, ma nessuno ha spiegato come. E se i rapporti con Grillo e il direttorio sono molto tesi, se gli esponenti del Partito democratico locale lo osteggiano in qualsiasi modo, lo stesso non si può dire con certi esponenti di rilievo nazionale del Pd. Il sindaco è visto con molta simpatia dal ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Graziano Delrio e dal presidente della Regione Stefano Bonaccini. Apprezzamenti che gli sono costati in questi anni le accuse di non essere un vero grillino. Ma un grillino che entra nell’orbita Pd è pur sempre notizia che finisce nelle pagine dei giornali.

E tornando al principio, sulla questione dell’avviso di garanzia che fa pesare sulla testa del sindaco ducale una possibile espulsione dal partito, scrive bene Stefano Pileri sulla Gazzetta di Parma: «Era nella scomoda posizione dell’amministratore indagato. E si ritrova ora in quella del dissidente perseguitato. Una posizione che gli ha dato uno spazio e un risalto nazionale insperati». 

Foto Ansa


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