«Pisapia non sa tagliare e continua ad alzare le tasse». Ma Milano ha sempre un buco di 240 milioni

Intervista all’ex assessore al bilancio Giacomo Beretta: «Impostazione sbagliata, bisognerebbe riorganizzare la macchina amministrativa»

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Milano. Al bilancio comunale mancano 240 milioni di euro e la giunta Pisapia «nemmeno sa tagliare», come dimostra il fatto che «pare vogliano tagliare ulteriormente i servizi Atm per generare risparmi nell’ordine di 30/40 milioni di euro». Una cifra che, ad ogni modo, è insufficiente a far quadrare i conti. A parlare a tempi.it è Giacomo Beretta, già assessore al bilancio nella precedente amministrazione. Secondo lui i prossimi rincari interesseranno le rette di Milano Ristorazione e Milano Sport. In programma ci sarebbe anche una pesante rivalutazione degli estimi catastali per quanto riguarda l’Imu. Mentre, secondo Avvenire, l’Irpef potrebbe essere portata al massimo.

NODO PARTECIPATE. Oltre a non saper tagliare, secondo Beretta, la giunta arancione di Pisapia avrebbe sbagliato l’impostazione «sin dall’inizio del mandato, con la dismissione di società partecipate» che, invece, avrebbero potuto garantire ogni anno un incasso sicuro nell’ordine di 50 milioni di euro per il dividendo, e con il tentativo di quotare in borsa Sea e di puntare sui derivati. Sarebbe stato meglio, secondo l’ex assessore, assicurarsi quei dividendi anche a costo di sforare per un anno o due il patto di stabilità. E «vendere A2A – ipotesi che starebbe prendendo piede – non è certo una soluzione».

RIDURRE LA SPESA. Ma la vera questione è un’altra. Da un lato per Beretta bisogna chiedersi come mai a Milano «le tasse crescono sempre di più, mentre non si è in grado di ridurre la spesa». Perché «si può anche continuare a tassare, ma se poi l’effetto è che diminuisce la gente che paga le tasse e sempre più attività chiudono, allora ritorniamo al punto di partenza. Non è un caso che la percentuale di affitti che pagheranno le morosità è passata dal 20 al 50 per cento, sempre a patto che poi possano realmente pagare». Dall’altro, «bisognerebbe riorganizzare la macchina amministrativa ed esternalizzare i servizi, senza dismettere le partecipate».

TASSA DI SOGGIORNO. L’ex assessore al bilancio fa notare poi come la via maestra da seguire sia una sola: «Milano, come succede anche ad altre grandi città come Napoli, Venezia, Torino e Bologna, offre servizi pagati dai residenti a più di un milione di city users che vengono da fuori, sia che si tratti di turisti o pendolari che lavorano in città». In questo senso, Milano ha un fabbisogno di 270 milioni di euro che dovrebbe essere garantito o da trasferimenti statali o finanziato in qualche modo. Queste persone, secondo Beretta, dovrebbero contribuire a pagare il costo dei servizi: con una tassa di soggiorno o tariffe differenziate dai residenti nel caso dei turisti (come peraltro già succede a Venezia, per esempio, sui biglietti dei traghetti); con la destinazione di una quota del carico fiscale già versato all’erario al pagamento dei servizi utilizzati per chi viene da fuori città. Ma farlo non è semplice perché occorre che i sindaci si rivolgano uniti a Roma, magari facendo appoggio sull’Anci, l’Associazione nazionale dei Comuni italiani.

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