“Pillola dei 5 giorni” senza ricetta. «È abortiva. L’Europa è spinta da interessi commerciali»

Intervista all’esperto Renzo Puccetti dopo la decisione della Commissione europea di rendere EllaOne un farmaco da banco

Dando seguito a una raccomandazione della Commissione per i Prodotti medicinali umani (Chmp) dell’Agenzia europea del farmaco (Ema), nei giorni scorsi la Commissione europea «ha autorizzato l’accesso diretto nelle farmacie senza necessità di prescrizione medica per il contraccettivo d’emergenza EllaOne (ulipristal acetato, 30 mg)». Nota come “pillola dei cinque giorni dopo”, diventerà un semplice farmaco da banco, ha spiegato la casa farmaceutica Hra Pharma che la produce. Ma per Renzo Puccetti, medico e docente di bioetica, membro della Research Unit della European Medical Association, referente di Promed Galileo e vicepresidente dell’associazione “Vita è”, «è davvero assurdo che si decida in base a interessi economici quando di mezzo ci sono pillole con effetti abortivi come questa».

Dottor Puccetti, da cosa è dettata questa nuova decisione sulla pillola presa direttamente dalla Commissione europea?
Credo che alla base vi sia una forte spinta commerciale per cui la Hra Pharma ha promosso studi disegnati e letti in modo tale da minimizzare gli effetti abortivi della sua molecola. L’ulipristal, infatti, ha pressoché la stessa indicazione del levonorgestrel (pillola del giorno dopo) ma è più costoso, per questo su un milione e duecento confezioni di pillole post-coitali vendute in Francia solo 46 mila erano di ulipristal. Nemmeno un ventesimo del totale.

La differenza fra le due pillole sta solo nel prezzo?
Si dice ci sia una differenza minima nell’efficacia, maggiore nel caso dell’ulipristal. Per provarlo sono stati messi insieme i dati di due grandi studi di confronto della “pillola dei cinque giorni dopo” con quella “del giorno dopo”. Se però si vanno a vedere i dati grezzi emergeva sì un’efficacia maggiore della prima, tuttavia senza una differenza statisticamente significativa. Di fatto i risultati erano gli stessi. Invece si è giunti a dimostrare l’esistenza della significatività statistica della differenza di efficacia aggiustando i dati per alcuni cofattori, operazione questa molto sensibile all’intervento discrezionale dei ricercatori. Per questo parte della comunità scientifica è scettica sulla reale superiorità della EllaOne.

Si parla della EllaOne come di un contraccettivo. Ha solo questo effetto?
Se agisse solo come antiovulatorio, più ci si avvicinasse all’ovulazione meno funzionerebbe. In effetti è questo l’effetto che è stato registrato sull’ovulazione; la molecola blocca l’ovulazione con maggiore efficacia all’inizio della finestra fertile, quando la probabilità di gravidanza è più bassa. Ma questa perdita di efficacia nel bloccare l’ovulazione non si trasferisce all’efficacia complessiva della molecola che invece si mantiene costante nei cinque giorni dal rapporto sessuale. Deve esserci un secondo meccanismo d’azione che interviene quando l’ovulazione non è bloccata.

Di che tipo?
Ricordiamo che la molecola bloccando il progesterone ha effetti sull’endometrio rendendolo inadatto all’annidamento dell’embrione già fecondato.

Quindi la pillola dei cinque giorni dopo è abortiva?
Sì, anche se la comunità scientifica per trasformare gli abortivi come il levonorgestrel e l’ulipistal in contraccettivi dice che la gravidanza o il concepimento incominciano quando l’embrione si è annidato. L’idea di usare questo escamotage venne dal dottor Bent Boving già nel 1959 durante il congresso di un colosso abortivo come la il Planned Parenthood con un altro colosso del controllo delle nascite, il Population Council.

Cosa accadrà in Italia?
Spetta all’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) decidere. Per ora in Italia la ElleOne può essere prescritta solo dopo aver effettuato un test di gravidanza, ma è un’eccezione rispetto agli altri paesi. L’Europa politicamente è spinta da interessi commerciali e continua a fare pressione sugli Stati perché adottino le sue politiche. Spero che l’Italia ragioni politicamente, sulla base della scienza e del bene comune e non dell’interesse economico.