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Petizione perché le donne siano davvero informate sulle conseguenze dell’aborto volontario

novembre 16, 2017 Toni Brandi

Firma qui per aderire a questa campagna diretta a informare le donne – specie quelle più vulnerabili e disperate – sulle conseguenze dell’aborto volontario

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Aggiungi la tua firma affinché le donne siano davvero informate sulle conseguenze dell’aborto volontario!

Ecco il testo della petizione che oggi ti propongo…

Dal 1978, anno della legalizzazione dell’aborto in Italia, più di 6 milioni di vite di bambini nel grembo materno sono state soppresse. Questo è il dramma principale dell’aborto: una condanna a morte prima di nascere.

Tuttavia l’aborto danneggia più persone: non solo il bambino ma anche la madre, il padre, i fratelli, i nonni. I danni fisici e psicologici che l’aborto provoca alla madre sono purtroppo gravi e reali, ma nessuno la mette in guardia sul pericolo che corre.

A livello psicologico l’aborto può causare la sindrome post abortiva, la quale si manifesta sotto forma di ansia, tristezza, depressione, autolesionismo, pensieri ossessivi o suicidari, anche dopo decenni.

Le conseguenze fisiche a breve termine possono comprendere emorragie, infezioni, perforazioni dell’utero ed altre complicanze legate alla procedura abortiva. L’ultima Relazione del Ministero della Salute sull’applicazione della legge 194/1978 fa una stima parziale di 640 complicanze fisiche di questo tipo nel solo anno 2015.

A lungo termine, le conseguenze per la madre possono comprendere sterilità, successivi aborti spontanei, parti prematuri, gestosi, placenta previa, perdite ematiche, necessità di isterectomia post-partum, gravidanze extrauterine, endometriosi e cancro al seno.

Rispetto a quest’ultimo problema, la migliore ricerca scientifica individua proprio nell’aborto uno dei principali fattori di rischio di cancro al seno, che aumenta di oltre il 150%.

Infine, l’aborto può portare addirittura alla morte anche della madre: il Center for Disease Control and Prevention, ente governativo statunitense, ammette che dal ’73 a oggi sono quasi 500 le donne morte per aborto legale solo negli Stati Uniti, mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità confessa che ogni anno circa 150 donne in Europa, e nel resto del mondo addirittura decine di migliaia, muoiono a causa dell’aborto.

L’aborto in pillole (RU486), poi, moltiplica per dieci volte il rischio di morte per aborto e nel 2014 due giovani donne sono morte anche in Italia.

È fondamentale che le madri conoscano i pericoli che corrono loro stesse: per amore della verità, nell’interesse della loro salute e perché potrebbe essere un fattore che le induce a non abortire e salvare così anche la vita del loro bambino.

Firma qui per aderire a questa campagna diretta a informare le donne – specie quelle più vulnerabili e disperate – sulle conseguenze dell’aborto volontario.

Firmando la petizione, sosterrai le iniziative di ProVita volte a:
– Chiedere al Ministero della Salute di diffondere le informazioni relative ai danni che l’aborto può causare alla salute delle donne;
– Trasmettere alle Commissioni Sanità in Parlamento proposte di legge volte a garantire che le donne vengano messe a conoscenza delle conseguenze dell’aborto sul bambino e sulla madre, in particolare quando si recano nei consultori e nelle strutture sanitarie per abortire.
– Comunicare con le donne che vivono gravidanze difficili e che sono tentate dall’aborto, affinché aprano gli occhi su questa terribile realtà, nella speranza che possano più facilmente fare una scelta per la vita e non una scelta di morte.

Firma e fai firmare questa petizione cliccando qui!

Un caro saluto,

Toni Brandi
Presidente ProVita Onlus

Foto Ansa

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