Petizione per le apparizioni della Madonna delle Ghiaie

Intervista a Roberto Vitali, a capo dell’associazione che ha chiesto di riaprire il caso sulle apparizioni di Bonate del 1944

madonna-ghiaie«È venuta per salvare la famiglia, quindi la famiglia della Chiesa quindi dell’umanità, indicando una via semplicissima». Ma i fatti successivi alle 13 apparizioni della Madonna alle Ghiaie di Bonate, cominciate il 13 maggio del 1944 e concluse il 31 maggio dello stesso anno, «impedirono uno studio approfondito dei fenomeni celesti, delle guarigioni straordinarie, delle perizie fatte da padre Gemelli sulla piccola veggente di 7 anni, Adelaide Roncalli, morta oltre un anno fa». Per questo, spiega il vicepresidente dell’associazione “Ghiaie44”, Roberto Vitali, «abbiamo lanciato una petizione, sicuri che sia il momento buono affinché la curia bergamasca riapra il caso e lo rianalizzi, dopo il primo verdetto immediatamente successivo alle apparizioni».

La diocesi allora si espresse con la formula “non constat de supernaturalitate” che «di fatto sospende il giudizio, non negando la veridicità delle apparizioni, ma neppure confermandole».
Eppure, dopo oltre settant’anni, la devozione alla Madonna delle Ghiaie, non solo non si è affievolita ma è incrementata: le orazioni e le processioni intorno alla cappella delle Ghiaie di Bonate non sono mai finite. Dal 1997 vanno lì a pregare persino gli ortodossi. Anche la cappella è piena di ex voto. Fra gli episodi più recenti di cui sono a conoscenza c’è quello di un amico con un cancro grave che veniva a pregare con noi ed è guarito. E non solo, perché fra quanti si rivolgevano alla Madonna per chiedere il miracolo della guarigione c’era un uomo con un figlio piccolo affetto da un tumore al cervello. Il male sparì completamente e il medico disse all’uomo: «Non so cosa sia successo, ma è guarito». Fra i frutti spirituali ci sono anche altre grazie, di conversione e di famiglie riunite.

Come mai una petizione proprio ora?
Negli anni sono accaduti alcuni fatti che hanno confermato i messaggi. È anche accaduto che suor Virginia Beretta, sorella di santa Gianna Beretta Molla, in pellegrinaggio a Lourdes, abbia avuto l’intuizione che era tempo di sollecitare le autorità a riprendere in mano il caso e che si sia mossa con noi per la riapertura del processo. Già nel 1960 papa Giovanni XXIII scrisse a monsignor Giuseppe Battaglia, suo amico personale, affinché il caso fosse riaperto. La piccola veggente aveva negato i fatti perché era stata minacciata. Perciò valeva la testimonianza successiva in cui li riconfermava. Ma ci furono grosse resistenze.

Cosa accadde alla veggente?
Un monsignore, inizialmente favorevole alle apparizioni, le negò e sottrasse la piccola Adelaide da casa per giorni, chiedendole di negare i fatti: solo se avesse obbedito sarebbe tornata dalla sua famiglia. Più tardi Adelaide spiegò di aver ceduto alle pressioni, ma che le apparizioni erano state reali. Dopodiché visse nel nascondimento in obbedienza alla Chiesa. La Madonna nei messaggi che diede le confessò che avrebbe sofferto molto, ma che le sarebbe stata vicina e che sarebbe andata in cielo.

Maria, durante le visioni, mostrò la disgregazione della famiglia.
La Madonna apparve con due colombe, i due coniugi, fra le mani. La nona apparizione della Vergine insieme alla Sacra Famiglia e a quattro animali mostra come si sarebbe salvato il matrimonio: il cavallo, simbolo del capo famiglia, abbandonata la preghiera, esce da una porta e va a calpestare un campo di gigli. La pecora bianca, che rappresenta l’altro coniuge, resta in chiesa vicino al cane macchiato, che raffigura la fedeltà tradita e la preghiera abbandonata, e all’asino grigio, simbolo della pazienza. Questa preghiera paziente smuove san Giuseppe che va a riprendere il cavallo. E l’unità familiare si ricompone.

Ci sono anche delle profezie realizzate?
Il 15 maggio del 1944 la Madonna rispose alle domande sulla guerra fatte dalla gente tramite la veggente. Disse che sarebbe finita due mesi dopo, di giovedì, se le persone avessero fatto penitenza e pregato, altrimenti la guerra sarebbe durata altri due anni. Solo poi si scoprì che, esattamente due mesi più tardi, giovedì 20 luglio, fallì l’attentato alla vita di Hitler che avrebbe messo fine al massacro mondiale. La guerra terminò circa due anni dopo. Il 28 maggio del 1944 Maria chiese di pregare per «il Santo Padre che passa momenti brutti: da tanti è maltrattato e molti attentano alla sua vita: io lo proteggerò ed egli non uscirà dal Vaticano». Decenni dopo furono aperti gli archivi vaticani da cui si apprese che Hitler aveva pianificato il rapimento di Pio XII, ma che il generale Wolf non lo mise in atto. Anzi avvertì il Pontefice, il quale non uscì dal Vaticano salvandosi come previsto. Maria disse anche che Adelaide avrebbe intrapreso il cammino di suora sacramentina come avvenne, solo che poi la curia fece dimettere la madre superiora che l’aveva accolta e la veggente fu bloccata due volte prima di dare i voti. Quindi uscì dal convento.

Quali sono gli altri fatti che non furono vagliati?
I fenomeni celesti visti e testimoniati da centinaia di persone, anche in luoghi lontani in cui non si era a conoscenza delle apparizioni. Aggiungo le centinaia di guarigioni inspiegabili e non considerate durante il processo. Infine, non si tenne conto del fatto che, sebbene il monsignore accusasse la veggente di follia, le analisi di padre Agostino Gemelli la dichiararono sana.

Nella petizione parlate di un messaggio di «schiacciante attualità». Vi riferite sempre alla famiglia?
Alla famiglia dalla cui sanità dipende quella della famiglia ecclesiale e umana. Maria dice che con la preghiera, l’offerta della sofferenza, la fine dei peccati gravi come l’aborto, i tradimenti, l’edonismo si poteva guarire. Una via semplicissima che si può percorrere pregando insieme. Per questo il 28 maggio alle 15, come ogni ultimo sabato del mese, ci troviamo a recitare Rosario. Fra noi ci saranno tante persone di diversi movimenti che negli anni hanno sostenuto la nostra causa. Come ha fatto padre Scalfi di Russia Cristiana o monsignor Gaetano Bonicelli. In questa occasione cominceremo la raccolta firme cartacea. La petizione sarà poi consegnata al vescovo di Bergamo, Francesco Beschi, e di Milano, Angelo Scola.