«Il suo permesso era valido per la legge ucraina. Ora siamo un altro paese». Sacerdoti in Crimea rischiano l’espulsione

Alla base degli inconvenienti sembrano esserci solo problemi burocratici, ma tutte le comunità religiose devono registrarsi di nuovo presso le autorità russe entro il primo gennaio 2015

«Il suo permesso era valido per la legge ucraina. Ora siamo un altro paese». Si è sentito rispondere così il sacerdote cattolico Piotr Rosochacki dall’ufficio immigrazione russo della Crimea, che si è rifiutato di rinnovare il permesso di soggiorno a diversi religiosi stranieri presenti nella penisola strappata a marzo a Kiev da Mosca. Già 18 imam turchi hanno dovuto lasciare il paese ad agosto e la stessa sorte potrebbe toccare anche a ortodossi e cattolici.

RICHIESTA RESPINTA. «Sono parroco in Crimea da più di cinque anni ma il mio permesso scade il 25 ottobre e mi resta poco tempo», dichiara padre Rosochacki a Forum 18, gruppo che monitora lo stato della libertà religiosa in Oriente. La Chiesa cattolica in Crimea ha dodici sacerdoti (otto polacchi e quattro ucraini) e otto suore (cinque ucraine, una lituana e due polacche). Quando ad agosto padre Rosochacki, che è parroco nella parrocchia dell’Assunzione della vergine Maria di Simferopoli, si è recato all’ufficio immigrazione russo in Crimea gli è stato risposto che «la richiesta di rinnovo non poteva essere accettata». Poi «mi hanno scritto una lettera dicendomi che il mio caso sarebbe stato trattato in seguito senza darmi spiegazioni».

«IL PROBLEMA NON È LA RELIGIONE». Al 12 settembre, però, non è ancora stato contattato. Nel frattempo, anche a suor Irena Olszak, polacca, è stato detto che la sua richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno sarebbe stata respinta. Dopo aver chiesto spiegazioni a Sergei Aksyonov, capo del neonato governo di Crimea appoggiato da Mosca, al prete cattolico è stato assicurato che «non c’è nessun problema per le autorità legato alla religione. Ci occuperemo del caso e daremo presto una risposta ragionata».

CASO BUROCRATICO? Alla base degli inconvenienti sembrano esserci solo problemi burocratici. A tutte le comunità religiose è stato infatti chiesto di registrarsi di nuovo presso le autorità russe entro il primo gennaio 2015. Dopo la registrazione, per le comunità dovrebbe essere di nuovo possibile invitare in Crimea sacerdoti o imam stranieri muniti di visto russo. Alcuni sacerdoti però, come riporta AsiaNews, lamentano di essere sempre sotto il controllo dell’intelligence russa. Un prete cattolico, Bogdan Kostetsky, ha ad esempio riferito di essere stato interrogato più volte.