Perfino lo shopping è migliore là dove si è riconosciuti

Anche nel consumo esiste un’unicità, data dalla dimensione meravigliosamente ripetitiva del ritornare in posti in cui si interloquisce con persone e non con muti scaffali

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Vorrei fare l’elogio dei quartieri, dei piccoli paesi, delle civiltà fondate sulla relazione, sulla conoscenza, sullo scambio. Per alcuni anni si è immaginato che il modo migliore di vivere fosse quello suggerito dai grandi centri commerciali, dagli outlet, dalle multisala. È stata una fase dello sviluppo urbano e una forma possibile della società dei consumi. Nulla da demonizzare, da respingere ideologicamente. Ma quel modello, puramente quantitativo, ha mostrato i suoi limiti. Non industriali, umani.

Marc Augé ha dedicato sue acute riflessioni a quei non luoghi, tendenzialmente tutti uguali, nei quali i beni sono offerti come i corpi delle donne nelle vetrine dei quartieri a luci rosse di Amburgo. Tutto dichiarato, esplicito, offerto. E tutto freddo, impersonale, ripetitivo.

A Bangkok la vita, anche per ragioni ambientali, sembra svolgersi attraverso il passaggio delle persone da un centro commerciale a un altro, senza soluzione di continuità. Le differenze sono impercettibili, tra le offerte, e questo rende il consumatore meno stressato nello scegliere.

Ma esiste un’unicità, anche nel consumo, che è data dalla dimensione meravigliosamente ripetitiva del ritornare in luoghi in cui si è riconosciuti, si interloquisce con esseri umani e non con muti scaffali, in cui il sorriso e le parole sostituiscono il rumore digitale dei segnali elettronici. Il quartiere, il paese sono caldi, avvolgenti, inclusivi. Lì si torna persone, non numeri da tornello.

Il conoscersi, il chiamarsi per nome è anche una potente garanzia di sicurezza, maggiore di mille occhi elettronici. Il sapere dell’esistenza dell’altro, il poterlo aiutare o assistere è un forma ineguagliabile di welfare a costo zero.

Famiglia, condominio, ufficio, quartiere, comune, parrocchia, squadra, partito, comunità. Forse, insieme, è tutto migliore.

Foto Flickr

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