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Perché solo alla fine «si aprirono loro gli occhi»

Di Pier Paolo Bellini
02 Ottobre 2026
Il vero vedere non dipende soltanto dall’occhio dell’uomo e neppure dal suo cuore. Perché questo possa accadere, è necessario che Dio renda possibile la visione
Caravaggio, Cena di Emmaus, 1606

Per incontrare occorrono i sensi: tralasciamo per il momento olfatto e gusto, e rimandiamo anche la riflessione sul tatto, la vertigine disorientante degli incontri fisici. Soffermiamoci invece sui due organi sensoriali più implicati nella comunicazione umana quotidiana, vista e udito. Con le orecchie possiamo udire, ascoltare e intendere. Il secondo livello si differenzia dal primo perché prevede l’intervento della volontarietà: posso udire qualcosa per caso, ma, se ascolto, è perché lo voglio. Posso poi ascoltare qualcosa, ma non riuscire ad intenderlo. Ugualmente con gli occhi: è possibile registrare, guardare e vedere. La registrazione è un livello quasi meccanico, tipico delle macchine da presa, in cui gli oggetti vengono percepiti senza distinzione, senza gerarchia di importanza o di interesse (quando entro in una stanza, i miei occhi captano tutto, indistintamente). Il guardare presuppone invece un interesse che ci fa concentrare su aspetti più promettenti o necessari di altri: ...

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