Perché abolire il reato di abuso d’ufficio non è una «stronzata»

Salvini propone, Di Maio e Travaglio si oppongono. Eppure i numeri e il buon senso dicono che si tratta di un “reato evanescente”

Oggi sul Fatto Marco Travaglio svillaneggia da par suo Matteo Salvini perché il vicepremier ha proposto di abolire l’abuso d’ufficio (poi Salvini ha fatto una mezza marcia indietro). Luigi Di Maio ha detto che tale idea è «una stronzata». Schermaglie da campagna elettorale? Certo. Che però oggi esista qualcosa nella norma che non funziona, lo riconosce anche Travaglio. Di fatto, non esiste politico che duramente la sua carriera non sia accusato di compiere questo reato, dai confini labili e interpretabili. Lo riconosce lo stesso Travaglio che, però, come è nella sua indole, chiede “più manette”.

Un po’ di numeri

Oggi sul Corriere c’è un articolo di Dino Martirano che riporta un po’ di numeri che aiutano a farsi un’idea di cosa accada in Italia. «Abbiamo stimato — dice al Corriere Enzo Bianco, ex sindaco di Catania, presidente del Consiglio nazionale dell’associazione Comuni italiani (Anci) — che le indagini aperte dalle Procure per abuso d’ufficio siano state fin qui più di 100 mila».

Dice ancora Bianco:

«Nel 60% dei casi, le indagini si chiudono perché è il pm a chiedere il proscioglimento; il 20% dei fascicoli si estingue davanti al Gip; il 18% va dibattimento ma solo il 2% dei procedimenti finisce con una condanna definitiva».

Reato evanescente

Il Corriere ricorda anche che, anni fa, fu istituita una commissione presieduta dal magistrato Carlo Nordio che arrivo alla conclusione che tale reato non poteva essere riformato, ma solo eliminato. Qui, Nordio racconta quell’esperienza, scrivendo, tra l’altro che

In quarant’anni di Pm non ho mai visto un sindaco finire in galera per questo evanescente reato. In compenso, le spese legali, le sofferenze psicologiche, le aggressioni mediatiche e, non ultima, la solita richiesta di «autosospensione in attesa dell’esito» sono tali da esasperare, e talvolta annichilire, anche gli animi più vigorosi. La conseguenza è quella lamentata dal sen. Bianco: un martirio che diventa indugio e un indugio, aggiungiamo noi, che diventa paralisi.

Foto Ansa