Perché alla Russia non conviene la guerra

Il grafico della settimana

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No, la Russia non si lascerà trascinare nella guerra dei Balcani, non invierà aiuti militari alla Serbia, non metterà a repentaglio i suoi buoni rapporti con gli Stati Uniti. Lo dice Eltsin, lo dice Primakov, lo dice il ministro degli Esteri Ivanov, ma soprattutto lo dicono i numeri, allucinanti, della disfatta politico-finanziaria russa: un’inflazione annua del 100%, il rublo svalutato del 400% nel giro di un anno, la percentuale di popolazione che si trova sotto il livello di sussistenza prossima ormai al 40% (in India e in Bangladesh, tanto per dire, è al 35%), le riserve valutarie dimezzate (da 14 a 7 miliardi di dollari) nel giro di un anno. Appena nove mesi fa il rublo si scambiava a 6 contro 1 dollaro e l’inflazione veleggiava sotto il 10 per cento annuo; oggi di rubli ce ne vogliono 24 per comprare 1 dollaro, e l’inflazione è moltiplicata per dieci. La svolta è stata il crac finanziario di agosto, che per un momento ha fatto pensare al collasso finale della Russia. Primakov, subentrato a Chernomyrdin, è riuscito soltanto a congelare la crisi finanziaria, ma non a risanarla. Mentre la crisi sociale è andata accentuandosi: nei primi sei mesi del suo premierato il numero di russi che si trovano sotto il livello di sussistenza è aumentato di 22 milioni! A questo quadro sconfortante vanno poi aggiunte una serie di cambiali in scadenza: quest’anno la Russia deve pagare debiti e interessi sul debito per un totale di 17,5 miliardi di dollari, ma le entrate del bilancio statale non supereranno i 22 miliardi di dollari. Per la spesa sociale, gli stipendi pubblici e gli investimenti ne rimangono meno di 5, mentre ne servirebbero almeno il doppio. Per evitare di crollare come un castello di carte la Russia ha bisogno di soldi freschi, cioè di un nuovo prestito internazionale che può arrivare soltanto da Occidente. E infatti alla fine di marzo il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha promesso, dopo uno strano negoziato, la bellezza di 4,8 miliardi di dollari. Non appena i russi hanno avuto sentore che la promessa poteva essere rimangiata, le dichiarazioni di amicizia eterna verso gli Stati Uniti e di neutralità bellica si sono moltiplicate.

La Russia non può permettersi un braccio di ferro con l’Occidente per non andare a fondo, e l’Occidente non può permettersi di lasciare andare a fondo la Russia. I soldi del nuovo prestito a Mosca in realtà non usciranno dai forzieri di Washington: quest’anno la Russia deve ripagare al Fmi 4,6 miliardi di dollari di debiti pregressi. Dunque il nuovo prestito è soltanto una partita di giro. Ma assolutamente indispensabile: se la Russia venisse dichiarata insolvente per mancato rimborso dei suddetti 4,6 miliardi al Fmi, non potrebbe più ottenere prestiti sui mercati finanziari mondiali per decenni. Il governo dovrebbe stamparsi da sé i rubli per la spesa corrente e produrre iperinflazione; seguirebbe una sollevazione sociale e il sicuro trionfo dei più estremisti fra i nazional-comunisti alle elezioni politiche e presidenziali di fine ‘99 – inizio 2000. Questo non lo vogliono né gli amici di Eltsin e Primakov, né gli americani, né gli europei. Perciò l’Occidente paga, la Russia incassa e i serbi possono andarsene al diavolo.

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