Per la Corte Suprema americana la Croce della pace non discrimina nessuno

La sentenza storica chiude una vicenda giudiziaria durata sette anni sul memoriale di Bladensburg. Salvando l’onore ai caduti di guerra dall’isteria politicamente corretta

Era una decisione attesissima in America ed è arrivata il 20 giugno scorso: la Corte Suprema ha stabilito che la grande Croce della pace di Bladensburg (Maryland), monumento ai caduti della Prima Guerra mondiale, non viola il primo emendamento e non verrà eradicata dal suolo pubblico.

DAL 1925 ALL’ERA DEL BIGOTTISMO ICONOCLASTA

Uno si chiederà: in che momento una croce del 1925, memoriale edificato in onore dei 49 caduti delle contee circostanti, pagato dalle famiglie della contea e dalla Legione americana, ha iniziato a violare la Costituzione americana? Ovviamente mai. La storia della Croce di Bladensburg, assolutamente comune in America, dove sono sorte croci in migliaia di memoriali e cimiteri (ma anche all’estero, dove la morte dei soldati americani è stata commemorata da file di semplici croci bianche o stelle di David, a seconda della loro fede), sembra piuttosto aggiornare la saga del dilagante bigottismo iconoclasta politically correct che da qualche anno si propone di fare piazza pulita di ogni festa, monumento e ricordo della storia, dei padri fondatori e degli eroi americani.

«CROCE INCOSTITUZIONALE: FAVORISCE I CRISTIANI»

Tutto ha inizio nel 2012, quando il Maryland National Park, responsabile del mantenimento del memoriale, riceve una lettera dall’Associazione degli umanisti americani che chiedono la rimozione della croce. Due anni dopo la stessa associazione avvia una causa a nome di tre residenti della zona, sostenendo che il monumento viola l’Establishment Clause del primo emendamento della Costituzione americana, che vieta al governo degli Stati Uniti di preferire una religione rispetto a un’altra. Per l’avvocato degli umanisti, Monica Miller, la croce «favorisce in modo incostituzionale i veterani cristiani a esclusione di tutti gli altri».

L’ITER IN TRIBUNALE

La palla passa dunque ai tribunali. Una prima sentenza del 2015 che rigetta la causa degli umanisti, ritenendo che la croce serva bene il suo laicissimo scopo di onorare i soldati caduti nella Grande Guerra, viene ribaltata in appello nel 2017: secondo una corte federale della Virginia la croce, con la sua imponenza (è alta 12 metri), «ha l’effetto primario di avallare una religione e invischia in modo inappropriato il governo con la religione». Tra i compromessi suggeriti, quello di tranciare le braccia della croce, così da renderlo un monumento inoffensivo. È allora che il First Liberty Institute, opponendosi al verdetto, ottiene dalla Corte Suprema la revisione del caso.

UNA CROCE «NON DOVREBBE RENDERCI CIECHI»

E veniamo al 20 giugno 2019 e a una sentenza che a buon diritto potremmo definire “storica”.  Con una maggioranza di 7 a 2, la corte ha stabilito infatti nel caso American Legion v. American Humanist Association che la Croce di Pace di Bladensburg non solo non viola l’Establishment Clause del primo emendamento, ma può rimanere su suolo pubblico ed essere mantenuta con fondi pubblici. Il verdetto della maggioranza, a cui si sono opposti solo i giudici Ruth Bader Ginsburg e Sonia Sotomayor, è stato scritto dal giudice Samuel Alito ed esprime forti critiche all’applicazione del cosiddetto “Lemon Test” (dal caso Lemon v. Kurtzman del 1972 e da allora in voga nei tribunali per determinare se un’azione crea «eccessivo coinvolgimento del governo con la religione») rivendicando il buon senso nei casi in cui siano coinvolti simboli religiosi a scopo commemorativo o cerimoniale: «La croce è indubbiamente un simbolo cristiano, ma questo fatto non dovrebbe renderci ciechi di fronte a tutto quello che la Croce di Bladensburg è venuta a rappresentare».

UNA SENTENZA STORICA

La rimozione di un monumento di lunga data come questo potrebbe infatti «non apparire più neutrale, specialmente per la comunità locale per la quale ha assunto un significato particolare», ha spiegato Alito. «Un governo che gira per il paese, abbattendo monumenti con simboli religiosi e cancellando ogni riferimento al divino non potrà che apparire aggressivo e ostile nei confronti della religione. Le dittature militari hanno condotto progetti analoghi in passato, e per chi ha memoria storica, l’immagine dei monumenti abbattuti potrebbe diventare evocativa, inquietante e divisiva».

Sulla valutazione del “Lemon Test” non tutta la maggioranza si è mostrata unita, tuttavia il parere unanime sul caso Bladensburg resta. La Croce della pace, e con lei a cascata migliaia di cimiteri e mausolei in onore ai caduti di guerra, rischiava di fare la fine del Columbus day, delle statue confederate, degli affreschi dell’università di Notre Dame, vittime dell’isteria politicamente corretta che molti cocci e macerie ha già lasciato sul suolo americano. Per questo la sentenza della Corte Suprema segna un’inappellabile difesa della libertà e dei simboli del pluralismo religioso sulla pubblica piazza.