Pensioni in Italia, Ocse: «Generazioni future a rischio»

Il rapporto Pension at glance 2013: “In Italia si pagano i contributi più elevati dell’area euro. Ma i giovani precari di oggi sono a rischio povertà domani senza pensioni sociali. Salari tra i più bassi dell’area Ocse”.

Il dato ora è confermato anche dall’Ocse: i precari di oggi rischiano di essere i nuovi poveri di domani, considerato che il sistema pensionistico italiano, sebbene valutato come «al top» dallo stesso Ocse per certi aspetti, non prevede sostegni sociali per le pensioni più basse. “L’adeguatezza dei redditi pensionistici potrà essere un problema – si legge nel rapporto Pensions at glance 2013 presentato oggi a Parigi – per le generazioni future e i lavoratori con carriere intermittenti, lavori precari e mal retribuiti sono più vulnerabili al rischio di povertà durante la vecchiaia”.

CONTRIBUTI PREVIDENZIALI PIU’ ELEVATI. L’Ocse motiva questo problema con il malfunzionamento del sistema contributivo italiano, uno dei più elevati di tutta l’area, con prelievi che corrispondono al 33 per cento della retribuzione lorda, cioé al 9 per cento del Pil o al 21 per cento delle tasse pagate dai cittadini italiani. La media dei Paesi Ocse infatti è minore (19,6 per cento della retribuzione, cioé 5 per cento del Pil e 16 per cento delle tasse). Eppure a fronte di questo non corrispondono però pensioni elevate quanto o più che negli altri paesi, anzi, semmai quelle italiane come detto sono minori, e a rischio povertà. L’Ocse segnala una soluzione dicendo che in Italia “Lavorare più a lungo potrebbe aiutare a compensare parte delle riduzioni” sulle pensioni. “In generale – prosegue il rapporto – ogni anno di contributi produce benefici inferiori rispetto al periodo precedente tali riforme anche se la maggior parte dei paesi abbia protetto dai tagli i redditi più bassi”.

SALARI INFERIORI ALLA MEDIA. Un altro dei problemi di questo squilibrio tra le tasse pagate e il servizio poi reso ai cittadini, sta forse alla base del sistema lavoro. Secondo il rapporto Ocse, infatti, i salari italiani sono abbondantemente al di sotto della media: in media, un lavoratore in Italia percepisce 28.900 euro, cioé 38.100 dollari. La media dei paesi Ocse è di 42.700 euro all’anno, con i picchi virtuosi della Svizzera (94.900 dollari), della Norvegia (91mila dollari), degli australiani (76.600 dollari). I nostri salari sono al di sotto anche di quelli della Germania (59mila dollari), della Gran Bretagna (58.300 dollari) e degli Usa (47.600 dollari).