Patrimoniale, leggi ad personam, condoni e liberalizzazioni. Le contraddizioni di Bersani

Sempre più liquide le dichiarazioni del segretario Pd. Sulla patrimoniale dice di no e di sì a giorni alterni. Afferma che abolirà le leggi ad personam, ma l’ultima l’ha votata solo pochi mesi fa

Patrimoniale, leggi ad personam, condoni, liberalizzazioni. Le proposte del segretario del Pd Pier Luigi Bersani ogni giorno cambiano forma e sostanza. E se non le mette in discussione lui stesso o il suo alleato Nichi Vendola, lo fanno le esperienze di governo della sinistra di questi quindici anni.

PATRIMONIALE. La patrimoniale si farà? Dipende. Nel programma di governo del Pd se ne parla genericamente. La sinistra dice che vorrebbe portare il peso dell’imposizione fiscale «sulla rendita e sui grandi patrimoni finanziari e immobiliari». Ma Bersani ha smentito il suo programma almeno tre volte e in tre modi diversi. L’ultima versione sulla patrimoniale è questa: «Non voglio fare Robespierre o Saint-Just: niente patrimoniale, ma solo la tracciabilità fiscale». Forse perché parlava a Radio24. Solo due giorni prima, sui Rai3, aveva detto: «Patrimoniale sopra 1,5 milioni». Ma solo sugli immobili. Il 27 dicembre fissava la soglia a 1 milione.
Che farà? L’unico che a certezze sulla questione sembra il suo alleato Nichi Vendola. Il leader di Sel, che ha recentemente mandato al diavolo i super-ricchi, intende ottenere più di 200 miliardi di euro (un decimo del debito pubblico italiano) grazie, non a una, ma a ben tre patrimoniali: la prima su tutte le «ricchezze finanziarie liquide», la seconda sui redditi oltre i 500 mila euro lordi, la terza su quelli superiori agli 800 mila.

LEGGI AD PERSONAM. «Cancelleremo le leggi ad personam», ha dichiarato Bersani, riferendosi alle leggi favorevoli a Silvio Berlusconi. La più recente, però, non l’ha varata il leader del centrodestra, ma il governo Monti. E il Pd l’ha votata appena lo scorso giugno (si trattava di una legge che accorcia la prescrizione per il reato di cui è accusato l’ex candidato presidente alla Lombardia del Pd Filippo Penati).

MAI PIÙ CONDONI. «Mai più condoni». Uno slogan che il centrosinistra ha ripetuto in tutte le campagne elettorali della Seconda Repubblica. Ma in 7 anni di governo di centrosinistra sono stati votati e approvati 10 condoni (nel 1996, 1997, 1998, 2000), molti dei quali votati anche da Vendola. Nel milleproroghe del 2008 il governò Prodi inserì una sanatoria per l’Istat (doveva 191 milioni di euro al fisco) e un’altra che doveva favorire Equitalia e sfavorire i ricorsi dei cittadini (sul caso “cartelle pazze”).

SINISTRA LIBERALE. «Liberalizzare è di sinistra». Secondo Rodolfo Ridolfi (Pdl), che ha scritto un libro eloquente (Le cooperative rosse. Il più grande conflitto di interessi nell’Italia del dopoguerra), la sinistra è liberale quanto lo possono essere le coop emiliano-romagnole. In particolare, durante l’ultimo governo Prodi (2006-2008), le coop si diedero un gran daffare per consigliare Bersani, allora ministro dello Sviluppo Economico, incaricato delle “liberalizzazioni”. Dalle ex municipalizzate alla vendita dei farmaci da banco nei supermercati, Bersani, scrive Ridolfi, si limitò a ricopiare gli articoli di una proposta di legge redatta proprio dalle Coop rosse.