Se sei pro paritarie, all’asilo comunale bolognese ti strappano il volantino. La battaglia di mamma Silvia

Appena appende un volantino, lo strappano, mentre vengono lasciati quelli di Rodotà e quelli contro i “soldi alle private”. Un piccolo caso, ma significativo di un clima

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Silvia è una mamma. Ha un figlio di due anni. Abita a Bologna e ogni mattina accompagna il suo bambino in uno degli asili comunali della città. Da dieci giorni, ogni mattina, appende un volantino sul cancello dell’edificio. Un pezzo di carta che sparisce nell’arco di poche ore. Strappato da qualcuno che vuole sottrarlo alla vista dei genitori bolognesi. Per quale ragione? «Perché», spiega Silvia a tempi.it, «si deve votare per il referendum sulle scuole paritarie e nel mio volantino c’è scritto che le scuole paritarie fanno quello che non riesce a fare lo stato, dando la possibilità alle madri di mandare i propri figli all’asilo».
Ogni sera Silvia ristampa il volantino. Lo riappende sul cancello la mattina seguente. A fianco di un cartellone che fa bella mostra di sé, con un’esortazione a votare contro i fondi per gli asili convenzionati con il Comune, contro i soldi alle scuole “private”. Un foglio di carta, questo, che non è mai stato strappato da nessuno.

CONFRONTO VIETATO. «Dieci giorni fa», spiega Silvia, «mentre accompagnavo mio figlio dalle educatrici, ho notato che sulla bacheca di sezione era stato esposto un volantino a favore del referendum bolognese per l’abolizione dei contributi per gli asili paritari». «Sono andata dalla maestra e le ho chiesto se potevo mettere anch’io un volantino». Lei acconsente, purché sia inserito nello spazio apposito. «Voglio informare le mamme», spiega Silvia, «dir loro che le scuole paritarie, che molti chiamano con sprezzo “private” senza sapere cosa sono, fanno un servizio pubblico».
Dopo l’approvazione, Silvia appende il volantino. Ma quando torna per riprendere suo figlio, non c’è più. Quello contro le “private”, invece, non è stato toccato. Silvia si arrabbia. «Ho chiesto all’insegnante perché lo avessero strappato via. Lei mi dice che “certe persone” si erano lamentate della sua presenza in bacheca». «Io le ho risposto che un conto è lamentarsi di un’opinione diversa, un conto è cancellarla con violenza».
Poi Silvia si calma, dice che non è un problema, che il volantino lo avrebbe ristampato e appeso di nuovo al suo posto, a fianco dell’altro: «Perché il confronto deve essere franco e aperto» spiega. Ma la maestra la ferma: «“Non stampare niente, il volantino ce l’ho io”, mi ha detto». Glielo mostra, e la invita ad appenderlo al cancello di fuori. «E gli altri? Quelli sull’incontro con Stefano Rodotà, contro le scuole paritarie?”, le ho chiesto». La maestra promette che toglieranno anche quelli. Quando però Silvia torna nel pomeriggio, il volantino appeso sul cancello è sparito di nuovo, mentre quelli per l’incontro con Stefano Rodotà (contro la scuola “privata”) occhieggiano ancora in bacheca, perfettamente in ordine e al loro posto: «Al referendum vota A», vota contro le paritarie.

LE MAMME NON DEVONO SAPERE.  Anche Silvia non sapeva cosa fossero le scuole paritarie. «Poi mi sono informata e ho scoperto che le paritarie fanno risparmiare lo stato». Ha scoperto che furono istituite da uno che di cognome fa Berlinguer (Luigi), che svolgono una funzione pubblica e sussidiaria, che la sussidiarietà è un principio applicato in tutti i paesi d’Europa ed è un pilastro dell’Unione Europea. Altri dati e informazioni che le hanno confermato una realtà che è sotto gli occhi di tutti gli italiani non imbevuti di ideologia: senza l’aiuto delle associazioni dei cittadini impegnati nel no profit, della Chiesa cattolica, lo stato non potrebbe garantire il welfare per tutti, «soprattutto garantire un posto per tutti i bambini negli asili».
«Per questo, nonostante ogni giorno strappino il foglio di carta con quelle informazioni, io continuo a stamparlo e riappenderlo ogni mattina. Le mamme devono essere informate». E le maestre? «Quelle con cui ho parlato, sono contro i finanziamenti alle scuole paritarie», spiega Silvia. «L’unica cosa a cui le ho convinte è stata appendere anche i loro volantini sul cancello».
Non tutte le maestre, però, rispettano la “par condicio” che, a loro dire, dovrebbe regolare i principi dello spazio pubblico, cosa che, sempre a loro dire, le paritarie non fanno. «L’altro ieri, ho notato una “A” gigante in una sezione dell’asilo diversa da quella di mio figlio. Sono andata a vedere. Era un cartellone dove si diceva di votare contro le paritarie. Firmato da tutte le maestre. Ho chiesto spiegazioni. L’educatrice si è limitata a dire “questo è il nostro spazio, la nostra bacheca, ci possiamo mettere quello che vogliamo”. Poi se ne è andata senza rispondere sul perché chi la pensa diversamente non possa avere uno spazio».

L’ ILLUSIONE DELLE MAESTRE. Più che dalla posizione delle maestre, Silvia è amareggiata dalla loro volontà netta di non confrontarsi, negando spazio a posizioni diverse dalla loro. Ma il volto peggiore dell’ideologia non è la censura. È la menzogna: «Qualcuno le ha illuse dicendo loro che i soldi che toglieranno alle paritarie serviranno a impedire che vengano trasferite a una municipalizzata, la Asp». «Alla fine rimarranno deluse». Già perché, sul rispetto di certe promesse, fatte dai grillini e da una parte della sinistra, c’è poco da stare sicuri. È anche per loro, per le vittime dell’ideologia e dell’astuzia demagogica, che Silvia non si arrende. «E ormai, quando vado a prendere mio figlio nel pomeriggio, porto già un nuovo volantino con me. Sono convinta che alla fine prevarrà la ragionevolezza».

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