Papa Francesco progressista? Un abbaglio della sinistra (lo dice la bibbia liberal New Republic)

Un conto è usare una Ford Focus come papamobile, un altro aprire sul celibato dei preti. Un conto è lo stile e la gestualità, un altro accettare aborto e matrimoni gay. Così Damon Linker su New Republic

Continui pure a dormire sonni tranquilli chi ancora si attende un papa Francesco progressista e pronto finalmente a rivoltare la chiesa come un calzino, partendo magari da aperture su aborto, matrimonio omosessuale e celibato dei preti. Non potrà che attendere invano. Meglio forse che si accontenti della papa mobile in versione utilitaria e si cerchi piuttosto un’altra parrocchia cui rivolgere le sue litanie progressiste. Perché l’argentino Bergoglio non cederà «allo spirito egalitario del liberalismo secolare».
A dirlo non è qualche pensatore ultracattolico conservatore, bensì New Republic, nota rivista liberal statunitense, riferimento indiscusso per tutti quegli attivisti che da tempo in America si battono per la causa dei diritti gay e lo sdoganamento dell’aborto. La rivista, che è da poco passata nelle mani del trentenne Chris Huges, cofondatore di Facebook insieme a Mark Zuckerberg, ha dedicato a papa Francesco la copertina di settembre con un articolo di Damon Linker, ex redattore del cattolico First Things. A dare risalto alla notizia, in Italia, è Il Foglio di Giuliano Ferrara.

L’AUTOMOBILE NON FA IL PAPA. Le aspettative dei cattolici cosiddetti progressisti, spiega Linker, «demonizzati e marginalizzati nel corso degli ultimi due pontificati di Wojtyla e Ratzinger, andranno deluse». Certo, prosegue, «è naturale giudicare un uomo dalle auto che guida o nelle quali viaggia, specialmente quando capita che quest’uomo sia Papa. Jorge Mario Bergoglio ha sorpreso le autorità della chiesa e la stampa internazionale lasciando perdere la limousine messa a sua disposizione la sera dell’elezione, preferendo tornare a Santa Marta sul piccolo pulmino», insieme agli altri cardinali suoi elettori. E ha stupito che «la papamobile è diventata una Ford Focus».
Come pure molti sono rimasti sorpresi dalla sua decisione, alla messa in Coena Domini del Giovedì Santo celebrata nel carcere di Casal del Marmo, di lavare i piedi a «due donne, una delle quali musulmana, rompendo la tradizione che restringe il rito a uomini e in particolare a preti del Vaticano».

ALTRO CHE RIVOLUZIONARIO! Ma un conto è, aggiunge Il Foglio, «lo stile, la gestualità, l’essere costantemente alla ricerca del contatto con le folle, con i poveri e gli ultimi, altro è fare il rivoluzionario, specie se la rivoluzione intesa da quei settori che Linker definisce progressisti non è altro che “l’uniformità della chiesa allo spirito egalitario del liberalismo moderno, che include l’abbraccio dei diritti omosessuali, la libertà sessuale e l’uguaglianza di genere”. No, Francesco su questo fronte non ci sente».
«Quando Bergoglio è intervenuto sulla politica della chiesa riguardo le questioni sessuali e di genere», prosegue Linker, «le sue posizioni non hanno sfidato l’ortodossia cattolica, e in molte occasione le ha difese in modo strenuo». Nel 2007, per esempio, ricorda Il Foglio, tuonò contro l’aborto paragonandolo alla pena capitale. E tre anni più tardi, arcivescovo di Buenos Aires, definì il progetto di «legalizzare il matrimonio omosessuale come il totale rifiuto della legge di Dio scolpita nei nostri cuori». E anche sul celibato dei preti, che pure è una «questione di disciplina e non di fede, non un dogma né un elemento dottrinale», Francesco ha chiarito di «essere favorevole al mantenimento dell’attuale prassi della chiesa».

tempi-papa-francescoCOME TUTTI GLI ALTRI PAPI. L’unico fronte su cui i progressisti potrebbero vedere soddisfatta qualche loro aspettativa è quello che Il Foglio definisce come «spoil system» della curia, i classici «promoveatur ut amoveatur, che da secoli scandiscono immutati l’avvicendamento dei pontificati». Proprio come è stato con Benedetto XVI, con Giovanni Paolo II e qualsiasi altro papa prima di loro.
Nella vita della Chiesa, inoltre, «ogni proposta di rottura con la tradizione», fa notare da ultimo Linker, «deve essere inquadrata come sostegno di una più profonda continuità». È ciò che il cardinale John Henry Newman definiva «sviluppo della dottrina». E, come nota correttamente New Republic, il punto fondamentale nei è che sempre va riaffermata «l’immutabilità di fondo della chiesa».