Tre donne cristiane picchiate e spogliate in pubblico. Ma nessuno fa nulla. «È difficile per noi ottenere giustizia in Pakistan»

Il caso di tre donne sta accendendo le tensioni nel paese. Il mandante della “punizione” è figlio di un importante sostenitore del partito di governo islamico che fa pressione sulle famiglie perché ritirino la denuncia

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Tre donne cristiane picchiate e spogliate in pubblico da estremisti musulmani stanno diventando un caso politico in Pakistan. Lo riferisce l’agenzia Fides che racconta quanto sta avvenendo nel paese dopo che, il 3 giugno scorso, le tre donne aveva subito la vendetta di Muhammad Munir, figlio di un ricco latifondista musulmano. L’episodio, avvenuto in un villaggio nei pressi di Pattoki, nel distretto di Kasur, nella provincia del Punjab, e causato da una disputa su uno sconfinamento di armenti, ha generato una vasta eco nello Stato. Il clamore è dovuto anche al fatto che Munir è figlio di un potente della zona, noto sostenitore del partito di governo Pakistan Muslim League-N (PML-N), e che per ora sembra poterla fare franca.

CASO DISUMANO. Fides riferisce che, a causa delle importanti influenze del signorotto locale in Punjab, sebbene le vittime abbiano sporto denuncia, ancora nessuno è stato arrestato. Anzi, Abdul Rasheed (questo il nome del padre di Munir) ha esercitato pressioni sulle donne per costringerle a ritirare la denuncia.
In un comunicato inviato a Fides, la “Asian Human Rights Commission” (AHRC), organizzazione per la difesa dei diritti umani, stigmatizza l’accaduto e chiede alle autorità civili e giudiziarie di prendere provvedimenti per questo «caso disumano».

MINACCE DI MORTE. Fides ha raccolto anche le opinioni di Tahira Abdullah, musulmana, nota attivista, impegnata nella difesa delle minoranze religiose, che ha detto: «È un episodio gravissimo. Per la nostra cultura e tradizione, è quanto di peggio si possa fare a una donna. Io stessa preferirei esser uccisa piuttosto che subire una tale umiliazione e una ferita così profonda alla dignità personale». Alla sua voce si sono aggiunte quella dell’avvocato cristiano Mushtaq Gill, direttore di “Lead” (“Legal Evangelical Association Development”), che ha offerto alle vittime assistenza legale. Gill ha informato Fides di aver ricevuto, per tale ragione, minacce di morte: il 23 giugno scorso tre uomini armati lo hanno fermato e minacciato sparando in aria.
Joseph Francis, cristiano pakistano fondatore della ong “Claas” (“Center for Legal Aid and Assistence Settlement”) ha detto che «è molto difficile per le famiglie cristiane ottenere giustizia, perché sono povere e sono cristiane».

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