Padre delle cure palliative in Nord America: «Volevo migliorare la qualità del fine vita, non porre fine alla vita»

Balfour Mount, che ha coniato in Canada il termine “cure palliative”, dichiara: «Quando fissi il prezzo e il valore della vita, hai già superato una soglia molto pericolosa».

Quando Balfour Mount negli anni Settanta ha coniato il termine “cure palliative” nell’America del Nord per «migliorare la qualità degli ultimi momenti della vita» non pensava all’eutanasia e non voleva affatto «porre termine alla vita». Dopo avere visto con i suoi occhi «quanta gente moriva in mezzo a dolori fisici e psichici», l’oncologo canadese decise di aprire nel 1973 il primo dipartimento di cure palliative del Nord America all’ospedale Royal Victoria «perché tutti sono importanti fino alla fine».

CURE PALLIATIVE O EUTANASIA. Oggi Mount ha 74 anni appena compiuti, è guarito due volte dal cancro, e non vede di buon occhio il tentativo da parte del Canada di legalizzare il suicidio assistito. In un’intervista al quotidiano canadese Globe and Mail dichiara: «Secondo una ricerca del Canadian Hospice Association il 30 per cento circa dei canadesi ha accesso alle cure palliative ma io non mi fido delle statistiche. Sono passati 40 anni dagli studi condotti al Royal Victoria, ma vista l’importanza di quello che abbiamo fatto mi chiedo perché non siamo andati avanti su quella strada, visto che in Quebec sta per essere legalizzata l’eutanasia».

L’OBIETTIVO NON È UCCIDERE. «Il nostro obiettivo – continua – era migliorare la qualità del fine vita delle persone, non porre fine alla loro vita. A me non piace il termine suicidio assistito, io preferisco chiamarlo eutanasia». Mount ha avuto una tracheotomia permanente per sette anni «e mi sono reso conto che ogni respiro che facevo poteva essere l’ultimo. Un tema che sarebbe diventato molto interessante nel momento in cui non avrei più potuto prendermi cura di me stesso». E ancora: «Io provo grande simpatia e rispetto per chi sente che “il mio momento è arrivato” o per chi sente di “non farcela più ad andare avanti”. Ma sono fermamente contro l’eutanasia. Legalizzarla significa cambiare la legge in modo radicale. Sarebbe difficile, se non impossibile, creare delle linee guida che salvaguardino i diritti delle persone più bisognose e vulnerabili. Perché i primi ad opporsi all’eutanasia infatti sono sempre le associazioni di disabili? Il problema è che quando fissi il prezzo e il valore della vita delle persone, hai già superato una soglia molto pericolosa».