Ottant’anni fa il primo pellegrinaggio Unitalsi a Loreto. Grazie a una gomma bucata

Dal 1936 il treno bianco parte ogni anno da Roma carico di famiglie e volontari. Don Gianni Toni racconta la storia della “riscoperta” del santuario

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

unitalsi-treno-pellegrinaggio-ansa

Domenica 8 maggio ricorre l’80esimo anniversario del primo pellegrinaggio organizzato dall’Unitalsi al Santuario di Loreto. Difficile pensare che siano state solo coincidenze quelle che hanno dato origine alla tradizione del pellegrinaggio, come racconta a tempi.it don Gianni Toni, che da 34 anni sale sul “treno bianco” dei malati che tre volte all’anno va da Roma Ostiense a Loreto.

L’IMPREVISTO. Spiega il sacerdote: «Era il 1936, e il primo ministro era Benito Mussolini che aveva da poco vietato i viaggi all’estero. Quindi anche i pellegrinaggi a Lourdes, che l’Unitalsi organizzava fin dai primi anni del Novecento seguendo l’impulso del fondatore Giovanni Battista Tomassi, convertito nella grotta dell’apparizione. L’allora presidente dell’Unitalsi, Enzo di Napoli-Rampolla, da tempo pensava a possibili soluzioni alternative, visto che non era più possibile recarsi in Francia». Ed ecco l’illuminazione. Grazie a un piccolo imprevisto. «Un giorno, mentre si recava in auto nel Viterbese, si fora una gomma della vettura. Rampolla scende per fare due passi mentre l’autista provvede alla sostituzione, e che scorge un cartello stradale: “Loreto 150 km”».

UNA RISCOPERTA. Dal 1936 quindi l’Unitalsi organizza un treno speciale, che porta i pellegrini bisognosi fino alle porte del santuario, permettendo loro di dormire nel Palazzo Illirico, proprio a fianco alla Chiesa. «Nel Viterbese all’epoca l’adorazione della Madonna di Loreto era già molto viva, ma altrove non era ancora forte», dice don Toni. «Si conosceva ciò che narra la tradizione, e cioè che a Loreto si trovi la casa dove abitava la Madonna, trasportata dagli angeli, ma da allora il treno dell’Unitalsi ne ha rafforzato di molto il culto in Italia».

FAMIGLIE E BAMBINI. Sono tante le storie che si intrecciano sul “treno bianco” per Loreto. È fatto di volontari che sono ben più di semplici aiutanti. Una di loro, che nella vita fa la sarta, mette a disposizione la sua impresa per creare costumi per far divertire i bambini durante il viaggio. Ci sono famiglie che cambiano per sempre, una volta salite a bordo. Don Gianni ricorda una storia in particolare. Quella del papà di Luca, un bambino autistico di 12 anni. L’uomo «si era allontanato da tempo dalla Chiesa. Non voleva sentir parlare di preti, tanto meno di pellegrinaggi. Poi un giorno un suo amico gli raccontò del treno bianco dell’Unitalsi, un viaggio speciale per i più piccoli che si organizza a fine giugno, chiamato “Pellegrinaggio della gioia”. Con scetticismo, il padre di Luca accettò. E inaspettatamente, una volta tornato a Roma, mi abbracciò, dicendo che per una volta aveva fatto bene a fidarsi dei preti. Si è iscritti anche l’anno successivo, pagando la propria quota di modo che qualcun altro potesse usufruire del viaggio».

I SACRAMENTI. In occasione degli 80 anni del pellegrinaggio, c’è anche chi chiede i sacramenti per dare nuova vita alla propria famiglia: «Ci sono due ragazzi, conviventi da anni, che hanno deciso di sposarsi, e lo faranno sul nostro treno, solo alla presenza del prete e di due testimoni. Verrà anche battezzato un bambino, che ha un fratello maggiore Down: la famiglia vuole che il rito del sacramento sia speciale, vista la fatica che la madre ha affrontato per trovare il coraggio di cercare un nuova gravidanza».

LA CELEBRAZIONE A ROMA. Per celebrare l’anniversario sabato 7 maggio a Roma si terrà una solenne processione lungo via della Conciliazione, con la più antica statua in legno raffigurante la Madonna Pellegrina di Loreto, che si concluderà con una celebrazione del cardinale Angelo Comastri. «L’Unitalsi – ricorda don Toni – ha un legame fortissimo con la figura del Papa. È anche per questo che i nostri treni sono da sempre bianchi, perché il bianco è il colore del Pontefice. Sentiamo poi particolarmente vicino a noi papa Francesco, che ha definito i nostri volontari “gli operatori degli ospedali da campo”».

Foto Ansa


  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •