«Ora il Sassuolo rischia il pasticcio. Hanno perso il brio dell’andata»

Alla vigilia della penultima gara di Serie B, Nicola Binda (Gazzetta dello Sport) analizza la situazione al vertice della Cadetteria: «Tutto si deciderà negli ultimi 2 match».

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Due mezzi passi falsi e la squadra che ha guidato il campionato di Serie B dall’inizio alla fine ora trema a fare il passo decisivo. Sassuolo, la promozione in A è lì a tre punti di distanza, sfuggiti contro Modena e Padova e ora da sudarsi nelle due partite che rimangono da disputare per evitare la trafila dei play-off. Se la squadra di Di Francesco dovesse finire agli spareggi sarebbe un risultato clamoroso dopo una stagione passata costantemente in vetta, ma nella Serie B di quest’anno non stupisce più nulla. «È un campionato davvero strano: Sassuolo, Verona e Livorno hanno stradominato e meritavano la promozione diretta. La distanza però tra terza e quarta è ancora inferiore ai 10 punti, e ogni verdetto verrà sancito solo all’ultimo match». Alla vigilia della penultima giornata di campionato Tempi.it ha fatto il punto sulla promozione in A con Nicola Binda, firma della Gazzetta dello Sport per cui segue i campionati di B e Lega Pro.

Nicola, che succede al Sassuolo? Paura di fare il passo decisivo?
Una volta arrivati vicino al traguardo hanno calato l’intensità di approccio alle partite e fisicamente pagano le conseguenze. La squadra ora è stanca e tutto si è terribilmente complicato: in due partite devono vincerne almeno una. Giocheranno a Lanciano, contro una squadra che non è ancora salva e cui servono punti, e poi avranno lo scontro diretto col Livorno. Si vede che hanno perso il brio avuto nel girone d’andata. Saranno i primi a guardare con ansia il match di stasera, tra Livorno e Brescia.

E se i toscani dovessero vincere arriverebbero a -1 dal Sassuolo, che domani a Lanciano avrebbe il fiato sul collo degli amaranto. Vedi il rischio che agli emiliani tocchi passare dai play-off?
No. Il Sassuolo credo che ce la farà. Però è stato un vero peccato sprecare queste due occasioni con Modena e Padova. Col Modena hanno messo un piede in A per 39 minuti, col Padova per 23: poi in entrambe le partite si sono fatti recuperare. Per ora la loro Serie A è tutta qui.

La B di quest’anno è stata segnata dai gol esperti di tante vecchie volpi, mentre a dominare la classifica dall’inizio alla fine è stata una squadra spinta dalle giovani reti di Boakye, Berardi e Pavoletti, nessuno dei quali è un vero bomber.
Sono sei attaccanti per tre posti davanti, e hanno ruotato molto. È normale che le reti vengano distribuite, a differenza di Cacia e Paulinho che sono punti fissi nel Verona e nel Livorno. La cosa bella del Sassuolo è che pur cambiando gli interpreti è sempre riuscito a suonare una grande musica, con tanti gol e vittorie. Ciò significa che prima che i giocatori, a muovere il Sassuolo è un impianto tattico efficace.

Può rendere questo gioco anche in A senza troppi investimenti? Squinzi ha detto di non voler rivoluzionare la squadra.
È un gioco di stampo zemaniano: Di Francesco fu suo calciatore alla Roma, e in più è di Pescara e lo scorso anno ha avuto modo di guardare da vicino il boemo. Le sovrapposizioni degli esterni e i tagli dell’attaccanti sono cose inventate da Zeman 30 anni fa. Però il Sassuolo è una squadra anche molto organizzata ed equilibrata, con una difesa che è la seconda migliore del campionato. Sicuramente il gruppo è valido, ma potrebbe non bastare per la Serie A, dove serve fare un grande salto. La fortuna degli emiliani è avere una proprietà importante, con soldi e idee. Squinzi vuole salire nella massima serie per essere protagonisti, e fare degli investimenti importanti tutelando il modulo tattico scelto dall’allenatore.

Intanto dietro per i play-off si sfidano in tre per due posti e all’ultima di campionato c’è Brescia-Varese che sembra uno spareggio. Ammesso che i play-off si facciano, ovviamente…
Il bello di questo campionato è che tutto si decide all’ultima giornata. Abbiamo due verdetti certi in coda e basta, mentre davanti tutto si capirà in queste settimane. Settimana prossima ci sarà anche Verona-Empoli, considerata la chiave di tutto: se l’Hellas vince va a +10 e non si fanno i play-off. Però c’è anche il Livorno, che potrebbe trovarsi dietro e assottigliare il gap.

Un anno fa la Serie B plaudiva l’esplosione di tanti giovani: Verratti, Immobile, Insigne, Sau, De Luca, Florenzi, Tachtsidis, ecc… Quest’anno invece tra i tanti bei giovani in rampa di lancio meritano una menzione alcune “vecchie volpi”: Sansovini, Tavano, Maccarone, Cacia, Gonzalez…
Anche un anno fa c’erano Rolando Bianchi, Pozzi, ecc… La B offre sempre un bel mix tra giovani e vecchi marpioni, ed è molto utile come impostazione per far fiorire i ragazzi. Se giochi a fianco o contro gente esperta non puoi che migliorare. Non basta scegliere i ventenni, ci vogliono giocatori più anziani che li aiutino.

Ad esempio Saponara, cresciuto dietro a campioni del calibro di Tavano e Maccarone.
A Empoli si sono capovolti i ruoli: di solito è il vecchio che manda in gol i giovani, qui invece è il ragazzino che manda in rete i compagni più esperti.

Credi che col giocatore dell’Empoli il Milan abbia fatto un affare o è ancora presto per lui andare in una grande squadra così in Serie A?
Può essere un bel colpo, anche se dovrà aspettarsi che per i primi 6 mesi vedrà pochissimo il campo. Il Milan tratta così i suoi giovani, come ha fatto con El Sharaawy, o Pato: li prende, li fa ambientare a Milanello, poi inizia pian piano a mandarli in campo per averli maturi più avanti. D’altronde non si può pensare di aver preso un ragazzo dalla B già pronto per fare il numero 10 in un top club di A.

Zaza invece sembra spingere per andare subito al Napoli…
È un giocatore già pronto. I partenopei dovranno parlare con la Samp, che certo non vuole privarsi del suo cartellino. Lui è freddo e lucido, non vuole fare pressioni per andare da una parte o dall’altra.

E poi c’è Seferovic, che al Novara da quando è arrivato ha guidato la risalita dei piemontesi.
Sì, è una delle grandi rivelazioni del campionato, e ha davanti grandi prospettive. È la tipica prima punta moderna: non fa solo la boa e il finalizzatore, ma ha anche velocità, parte in contropiede, cerca la porta da fuori area. È un attaccante completo: in vita mia ho dato solo 2 volte 9 in pagella ad un giocatore, e a lui l’ho dato dopo la tripletta col Livorno.

Quali sono i giovani che più ti hanno sorpreso?
Direi Berardi, anche per come è venuto fuori. Ragazzo calabrese, la scorsa estate era in vacanza da alcuni parenti a Modena: durante una partita di calcetto lo vide per caso un dirigente del Sassuolo, che poi lo portò negli Allievi della sua squadra. Poi Di Francesco lo ha visionato, se l’è portato in ritiro, lo ha messo in campo alla prima giornata e non è più uscito di squadra. Da non crederci, e se penso che le squadre di A vanno a cercare talenti negli angoli più sperduti del mondo, senza guardare che qui da noi c’è un giocatore del genere… E poi c’è Fernandes del Novara, che andrà all’Udinese: è un ’94, cresciuto benissimo in una squadra con tanti esperti.

Una delle note più tristi invece di questa B è stato il calo di tifosi. Come te lo spieghi? Lo spettacolo è sempre stato di livello, mentre le presenze sugli spalti sporadiche.
Teniamo conto che Torino, Pescara e Samp sono salite un anno fa e hanno lasciato solo il Verona in B come squadra con grande bacino di tifosi. La media si è abbassata tanto, ma è un calo generale, non solo relativo alla B: anche in Serie A siamo ai minimi storici. C’è la crisi, che incide sul portafoglio del tifoso, ci sono sempre più difficoltà nel trovare biglietti e andare allo stadio. Non penso poi a una grossa responsabilità del Calcioscommesse: certo, il fango è stato tanto, specie sulla Cadetteria. Ma non credo che la gente stia a casa per questo motivo.

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