Ora che la censura politicamente corretta si è abbattuta su Dawkins, tocca difenderlo

Il paladino degli intellettuali anticristiani “bannato” da una radio americana per aver espresso critiche offensive all’islam. Se è capitato a lui, può capitare a tutti

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Per gentile concessione del Catholic Herald, proponiamo di seguito in una nostra traduzione un articolo di Alexander Lucie-Smith apparso giovedì 25 luglio nel sito del magazine cattolico londinese. Il testo originale in inglese è pubblicato in questa pagina.

Non ho mai giudicato Richard Dawkins un pensatore, né un pregevole scrittore. Non è Jonathan Swift. Il fatto che così tante persone lo considerino il nostro intellettuale più importante è deplorevole. Sarà pure un ottimo scienziato, ma conosce molto poco della religione e non ha nulla di interessante da dire sull’argomento, a parte il fatto che non gli piace. Come ha detto Terry Eagleton: «Immaginate uno che parla per ore e ore di biologia avendo come unica conoscenza sul tema il Book of British Birds, e avrete un’idea di cosa significhi leggere Richard Dawkins sulla religione». È proprio così.

Ciò detto, il professor Dawkins ha qualche ottima qualità che io ammiro. È impavido e non è uno che rispetta le persone. Questo gli va riconosciuto. Tra le persone verso le quali non dimostra alcun rispetto ci sono i preti, che comprendono il sottoscritto, ma per quanto mi riguarda, non fa niente. Dopo tutto perché il professor Dawkins dovrebbe rispettare il clero? Detta altrimenti, se l’atteggiamento del professore nei confronti dei preti non corrisponde al loro senso del diritto, questi dovrebbero forse offendersi?

L’altra qualità del professore è che non accetta che alcune materie siano proibite, e in questo egli è un fulgido esempio per tutti noi. La maggior parte di noi censura il proprio lavoro perché non vuole mettersi nei guai. A volte questa autocensura non è efficace quanto vorremmo, e finisce che qualcuno ci fa notare che quel che abbiamo detto è  “molto coraggioso”. Invece il professor Dawkins, caso quasi unico in questo paese, non è incline all’autocensura. Crede nella libertà di espressione e la pratica. Non c’è mai bisogno di chiedersi che cosa pensi veramente, perché lo ha già detto.

Ora, questo spesso risulta offensivo e talvolta può fare arrabbiare le persone. Io personalmente mi sono infuriato quando ho letto le cose che il professor Dawkins ha detto sulla visita di papa Benedetto XVI nel nostro paese. Ero furioso, ma non offeso. Non mi sono sentito offeso perché quello che il professore ha detto non mi ha colpito come mi avrebbe colpito una critica giustificata. Di sicuro, però, mi ha fatto arrabbiare. Ma sapete che c’è? È il prezzo che paghiamo per vivere in una democrazia, e quando mi arrabbio come mi capita a volte, faccio del mio meglio per superarlo, e ogni volta ci riesco, e pure abbastanza in fretta. I commenti del professor Dawkins su Benedetto XVI mi hanno fatto arrabbiare per tre o quattro minuti al massimo.

Alcuni spiriti, tuttavia, non sono saldi come altri, a quanto pare. Dal momento che il professore è stato no platformed [segnalato come ospite non gradito, ndt] dalla radio KPFA di Berkeley, California, dove doveva essere ospitato per promuovere il suo nuovo libro. La ragione del ritiro dell’invito è che il professore è stato «ingiurioso» a proposito dell’islam.

Ci dicono i controllori della virtù dell’emittente radiofonica:

«KPFA sostiene con forza la vera libertà di espressione, tuttavia non sosteniamo le espressioni offensive. Chiediamo scusa per non avere raccolto per tempo informazioni più approfondite riguardo alle idee di Dawkins. Ci scusiamo anche con tutti coloro che si sentano disturbati da questa cancellazione».

Il professor Dawkins, giustamente, è irritato. E domanda all’emittente:

«Io sono noto per essere un critico assiduo del cristianesimo e non sono mai stato de-platformed [dis-invitiato, ndt] per questo. Perché concedere all’islam un lasciapassare? Perché va bene criticare il cristianesimo ma non l’islam?».

È una domanda che è stata già posta in passato, e dobbiamo essere grati al professore per averla risollevata. Ma c’è una questione più ampia che è più importante, ed è questa: per quale motivo certa gente tenta di proibire qualunque discorso che possa mettere alla prova il pensiero delle persone? Siamo davvero così terrorizzati dagli effetti della libertà di espressione e della libertà di pensiero? Se qualcuno si sente offeso da Dawkins, che problema c’è? Come potrà mai fare i conti costui con la vita di tutti i giorni, piena com’è di concetti potenzialmente pericolosi?

La verità è che questo è un tentativo di censura. Il professor Dawkins non dovrebbe essere censurato. È un patrimonio nazionale. E se si censura lui, chi altri sarà censurato? Il professor Dawkins ha il diritto di offendere, e io e molti altri con me siamo più che felici di essere offesi da lui. L’alternativa – che tutte le persone potenzialmente offensive siano messe a tacere – è una prospettiva spaventosa, non solo per gli atei, ma anche per le persone religiose e per chiunque altro.

Foto Ansa

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