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Operazione Odessa: investimenti italiani in Ucraina

settembre 3, 2017 Mariarosaria Marchesano

L’ultimo progetto del gruppo Copernico dell’imprenditore Pietro Martani che gestisce spazi di co-working in un mondo dove i luoghi di lavoro sono sempre più immateriali

co-working

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Un avamposto per gli investimenti italiani a Odessa, la porta sul mare dell’Ucraina, la città dei romantici e degli avventurieri, una grande storia multiculturale e multirazziale. L’idea è del gruppo Copernico guidato da Pietro Martani, imprenditore milanese di 44 anni che in poco tempo ha fatto della gestione di spazi di co-working un business in forte crescita e che oggi rappresenta forse la frontiera più innovativa nell’evoluzione del settore immobiliare. Proprio l’esplorazione di nuove opportunità di sviluppo all’estero di questo modello, che a Milano e in altre città d’Italia riscuote crescente successo sull’onda della progressiva smaterializzazione del luogo fisico di lavoro, ha spinto Martani a fare un test per approcciare il territorio dell’Est europeo. Odessa, città portuale dell’Ucraina, da sempre punto di incontro dei traffici commerciali tra Oriente e Occidente, sta vivendo, infatti, un momento magico con un’economia in ripresa e un piano di incentivi pubblici messi a disposizione dalla municipalità locale con il chiaro obiettivo di attrarre investimenti dall’estero e in particolar modo dall’Italia, paese guardato con grande simpatia a causa delle sue orgini (Odessa è stata fondata nel 1700 dall’ammiraglio Giuseppe De Ribas, figlio del console spagnolo della città di Napoli, e per un lungo periodo la lingua ufficiale è stata l’italiano).

L’operazione Odessa di Copernico  è stata affidata a Ugo Poletti e già ha ottenuto un primo risultato: per presentare i primi di ottobre l’atteso piano di investimenti per la città ucraina, il sindaco Gennady Trukhanov ha scelto il Decameron, una club house fondata e gestita da Copernico (il nome è un chiaro omaggio alla letteratura italiana) che si trova in pieno centro a pochi minuti dallo storico Teatro dell’Opera, simile a quella già allestita a Brera e diventata in breve tempo crocevia di meeting e riunioni di banche d’affari e multinazionali di passaggio a Milano. «La tipologia della club house è solo uno dei tre pilastri del nostro modello di business che prevede spazi di co-working di tipo retail e su fronte strada, disponibili ad utenti occasionali anche per poche ore, e il grande palazzo come per esempio quello di via Copernico, 38, a Milano, che è sede e luogo di lavoro di decine di aziende», spiega Martani che della Copernico Holding è azionista al 20 per cento, amministratore delegato ed espressione di una governance che gli lascia ampia autonomia nelle decisioni strategiche pur avendo alle spalle un parterre di soci – una trentina in tutto di nomi blasonati dell’economia e della finanza tra cui Leonardo Ferragamo, suo socio anche nel business degli affitti di lusso, e Matteo Bonelli dello studio Bonelli Erede. «L’azionariato di Copernico si sta ampliando e proprio in questa fase siamo alle prese con un aumento di capitale che è funzionale ai nuovi progetti in cantiere con aperture di nuovi uffici in Italia e all’estero. Al momento disponiamo di 15 immobili per un totale di 75 mila metri quadrati gestiti in tutto ma, visti i tassi di crescita esponenziali, puntiamo ad arrivare a 100 immobili nel giro di 5-7 anni», afferma l’imprenditore.

Spazi di lavoro che sembrano salotti, cucine, giardini e stanze per i giochi che in realtà sono destinati alla vita comune dei dipendenti di aziende, studi professionali e start up – oltre 700 al momento per un totale di 4.000 members che costituiscono la community di Copernico – che decidono di liberarsi dai costi di affitto o acquisto di interi immobili per collocarsi in strutture da condividere con altre imprese e professionisti in un contesto che favorisce relazioni e circolazione di idee.

Modello Silicon Valley
Nasce così nelle grandi città un nuovo tipo di ecosistema fondato su un modello che è quello che ha avuto origine nella Silicon Valley e che poi è stato studiato da un professore di Stanford come Greg Horowitt nel suo saggio The Rainforest, la foresta pluviale, il quale lo ha riadattato ai diversi contesti. Martani, che alle spalle ha una formazione economica e di relazioni internazionali, oltre che esperienza in campo immobiliare, si è innamorato di questo approccio e dal 2008 ci ha cominciato a lavorare pensando a come in Italia si stava evolvendo la dinamica del mercato del lavoro, sempre meno legato al rapporto diretto tra datore di lavoro e dipendente e circoscritto a un luogo fisico.

«Negli ultimi tre o quattro anni c’è stata una forte accelerazione della domanda di soluzioni flessibili da parte delle aziende italiane sulla falsariga di un trend già consolidato negli Stati Uniti», racconta l’imprenditore. «La diffusione dello smart working e delle tecnologie digitali ha portato nuovi modi di concepire il luogo di lavoro e spinto verso un contenimento dei costi per gli uffici. In pochi anni abbiamo avviato sedi a Milano, Torino, Roma e Bruxelles e altre ne abbiamo in fase di apertura a Bologna, Cagliari e Varese». Un gruppo come Copernico si colloca giusto a metà tra i proprietari degli immobili che sono per lo più banche e assicurazioni, ma anche privati, e gli utenti finali ai quali oltre agli spazi offrono quasi tutti i servizi di cui un’attività economica e professionale può avere bisogno, dai pasti all’organizzazione di eventi ai servizi informatici, realizzando così economie di scala che rendono profittevole il business. Tra le aziende che sono affittuarie degli uffici di Copernico a Milano, ci sono la Digital 360 (società recentemente quotata in Borsa), la computer cloud company americana Sales Force e la società di servizi Easy Welfare.

Prossima apertura a piazza Barberini
Uno dei prossimi progetti più importanti in pipeline è l’inaugurazione di nuovi uffici in piazza Barberini a Roma che avverrà in ottobre nell’ambito di un progetto che Copernico ha sviluppato con la Regione Lazio e al quale partecipa anche Nicolò Marzotto, esponente della nota dinasty imprenditoriale. Si tratta di un innovation hub destinato soprattutto a start up e a realtà del mondo digitale che nella Capitale sono alla ricerca di nuovi spazi in cui andarsi a collocare senza appesantirsi di costi fissi eccessivi. Ma anche il nuovo palazzo di Bruxelles, dedicato allo sviluppo di relazioni istituzionali e imprenditoriali nella città che ospita la sede dell’Unione Europea e lo sviluppo di un nuovo distretto Fintech con Banca Sella, sono tra le iniziative su cui il gruppo punta per espandersi. In questo trend di crescita così dinamico si inserisce l’operazione Odessa che, come spiega il project manager Ugo Poletti, «rappresenta un’evoluzione del modello di business di Copernico con una postazione come il Decameron che vuole diventare il punto di riferimento della comunità degli affari degli italiani nella città ucraina, destinata a svilupparsi notevolmente nei prossimi anni».

Foto Gabriele Zanon

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