«L’opera di Corti è la ricerca del senso che sta dentro ogni particolare della vita»

«Sapeva che le sue convinzioni di cristiano disturbavano. Lo sapeva, ed era disposto a pagarne il prezzo senza lamentarsene». Intervista a Paola Scaglione, biografa del grande scrittore brianzolo

home-eugenio-corti1«La dimensione dell’eterno, l’aspirazione al trascendente e, al tempo stesso, un sincero amore e attaccamento alla realtà, in tutti i suoi dettagli. Questo è ciò che ha caratterizzato la vita e la produzione di Eugenio Corti». Dice così a tempi.it Paola Scaglione, biografa e maggiore conoscitrice del grande scrittore brianzolo, di cui il 4 febbraio cade il primo anniversario della scomparsa. «Sicuramente questa sensibilità così particolare e forte era frutto dell’educazione cattolica che gli era stata impartita in famiglia, ma molto dipendeva anche da una sua speciale inclinazione d’animo, che fin da ragazzo gli ha fatto desiderare di impegnare la vita per un’opera che servisse alla gloria di Dio sulla terra. In Corti tutto è guardato come opera di Dio e per questo amato e gustato. Non è un caso che molte pagine dei suoi romanzi siano dedicate alla bellezza, che per lui era sempre manifestazione nel particolare di una Bellezza con la maiuscola. Ha vissuto intensamente perché nelle vicende della vita ha riconosciuto – con onestà e realismo – il riflesso della verità e della bellezza senza fine. Per questo, potremmo dire che tutta l’opera di Corti è la ricerca del senso che sta dentro ogni particolare della vita».

DA DANTE A CORTI. Mercoledì 4 febbraio Scaglione interverrà a Monza a un convegno organizzato per ricordare il grande scrittore. Vi parteciperà un ospite d’eccezione, François Livi, docente emerito di Letteratura italiana alla Sorbona di Parigi. Livi, nome d’oro dell’italianistica europea, è un estimatore della prima ora del romanziere brianzolo. A lui ha intitolato uno dei suoi ultimi lavori, un corposo volume di saggi: Italica. L’Italie littéraire de Dante à Eugenio Corti. Già nel 1984, a un solo anno dall’uscita del capolavoro cortiano, scriveva: «Il cavallo rosso sembra avere tutte le carte in regola per reggere all’usura del tempo. L’ampiezza e la profondità dei temi trattati, l’impressionante realtà dei personaggi e delle situazioni dovrebbero fare di questo libro un sicuro punto di riferimento nella narrativa del secondo Novecento».
«Effettivamente – chiosa Scaglione – non si sbagliava». È appena uscita la 31esima edizione del romanzo che conosce ormai innumerevoli traduzioni, sebbene, come è noto, esso non abbia mai potuto godere di un vero e proprio battage pubblicitario. La sua fortuna se l’è costruita col passaparola e con la potenza di una storia e di una scrittura che spinsero proprio Livi e altri grandi critici letterari a paragonare Corti ad autori come Grossman e Mann.

LA RISCOPERTA DI UN INCOMPRESO. Molte parole sono state spese su Corti a proposito della sua strana “fortuna”. Amato all’estero e da schiere di lettori italiani, è rimasto per alcuni aspetti un incompreso da parte della critica letteraria italiana. Perché? «Corti – dice Scaglione – sapeva che la sua visione del mondo non era quella che andava per la maggiore. Era un galantuomo e non portava rancore, ma era anche schietto e deciso quando c’era da esprimere un’opinione. Sapeva che le sue convinzioni di cristiano disturbavano. Lo sapeva, ed era disposto a pagarne il prezzo senza lamentarsene. D’altro canto, come avrebbe potuto la critica nostrana non rimanere disorientata davanti a un autore per il quale la realtà è bene e che parla di trascendenza e provvidenza?».
Ma il tempo gli darà e gli sta dando ragione, chiosa Scaglione. «Oggi la critica è più aperta nei suoi confronti e anche nel mondo accademico non si può non registrare qualche buona apertura».