Perché l’omicidio stradale provocherà più disastri che rispetto delle regole

Oggi, in Italia, chi provoca un incidente mortale senza volerlo rischia una sanzione maggiore rispetto a chi compie una rapina a mano armata. A voi pare giusto?

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Il nuovo reato di omicidio stradale è appena entrato in vigore, siamo già ai primi arresti, e c’è chi sostiene che l’aumento delle pene servirà come deterrenza. Sarà. In realtà questo non è mai accaduto, a nessuna latitudine: forse che aumentando le pene contro la corruzione è diminuita la corruzione? Nei paesi dove è prevista la pena di morte, questo ha mai ridotto i reati per i quali è prevista? Risposta facile: mai. È davvero difficile schierarsi contro le norme varate sulle picche del populismo giudiziario. È difficile anche passare per fiancheggiatori di ubriaconi e drogati al volante. Ma in questo caso è facile prevedere che grazie alla nuova legge, potenzialmente, aumenteranno soprattutto i comportamenti scorretti: la paura delle pene, specie là dove non ci siano testimoni dell’incidente, avranno soltanto l’effetto di spingere molti rei alla fuga, per non essere arrestati in flagranza di reato.

È il problema di una norma che, come è accaduto tante altre volte, è stata varata soltanto sull’onda delle emozioni. Ma è un errore grave, e non soltanto perché inasprire le pene non serve a nulla. Si è proceduto come se nel codice non esistessero già pene adeguate per i pirati delle strade, ma anche prima dell’omicidio stradale chi causava un incidente grave in stato di ubriachezza o sotto l’effetto di stupefacenti veniva punito severamente. Diciamo meglio: poteva essere punito molto severamente, anche con 15 anni di carcere se un giudice lo riteneva. Perché molto dipende dalle leggi, ma molto anche dall’applicazione delle stesse.

La nuova norma, invece, ha il difetto di non prevedere alcun tipo di attenuante. Quando si vara una pena che arriva fino ai 18 anni di reclusione per un reato colposo, perché questo è l’omicidio causato da chi, alla guida, provoca involontariamente la morte di un altro, è evidente che il legislatore deve prevedere anche l’attenuante. Per esempio: chi causa un incidente, e correttamente si ferma per prestare soccorso ai feriti, deve poter contare su uno sconto di pena. Questo, invece, non vale per il nuovo omicidio stradale. Chi non si ferma rischia un’aggravante, ma il contrario non è previsto. In più, con un sapore di giacobinismo che lascia assai perplessi, la nuova norma prevede sempre la facoltà dell’arresto del conducente, qualunque sia il suo comportamento e il suo stato: anche se è sobrio, anche se non si è mai drogato in vita sua.

Esistono poi altri problemi concreti, segnalati sottovoce da molti esperti del settore. Qualche esempio? Per condannare una persona a lunghi anni di prigione servono rilievi dell’incidente inattaccabili, visto che poi verranno esaminati da avvocati e periti che comprensibilmente cercheranno di smontarli. Non sempre sarà facile arrivare a certezze adamantine, in tribunale. Inoltre, tra le cause di omicidio stradale ci sono il sorpasso azzardato e l’eccesso di velocità: ma linee continue immotivate e limiti bassi in modo anomalo potrebbero essere stati posti dai gestori delle strade al solo scopo di tutelarsi. Insomma, una cosa è oltrepassare di 50 chilometri orari un limite di 90 su una statale tradizionale, altro è superare di 50 chilometri orari un limite di 70 su una superstrada a doppia carreggiata.
Il risultato finale è uno squilibrio normativo inusitato. Oggi, in Italia, chi provoca un incidente mortale senza volerlo rischia una sanzione maggiore rispetto a chi compie una rapina a mano armata. A voi pare giusto? A me no. A me, al contrario, pare l’ultima incongruenza.

Foto Ansa


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