Olanda vicina a legalizzare la donazione di organi per chi sceglie l’eutanasia. Così la morte avrà più valore della vita

Messo a punto da due ospedali universitari il protocollo che ha lo scopo di dare «senso» alla morte e insieme «raddoppiare le donazioni» di organi

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In Olanda potrebbe presto essere legale donare i propri organi dopo l’eutanasia. Un protocollo che ha lo scopo di dare «senso» alla morte e allo stesso tempo aumentare le donazioni di organi è stato messo a punto dall’ospedale Erasmus MC di Rotterdam e da quello accademico di Maastricht (Mumc). Se la Fondazione olandese dei trapianti darà il suo consenso, le direttive diventeranno obbligatorie per tutte le cliniche.

PROBLEMI E DISAGI. Il processo è complesso. Perché siano funzionali, gli organi devono essere espiantati nei minuti successivi al decesso. Ma in Olanda la maggior parte delle persone che sceglie la “buona morte” (tra le 4.829 e le 5.794 nel 2013 a seconda dei dati considerati) riceve l’iniezione letale a casa dal proprio medico di famiglia o da quello di un’associazione pro eutanasia. Per permettere l’espianto degli organi, bisognerebbe spostare gli ultimi momenti della vita del paziente in ospedale, creando così disagi soprattutto alle famiglie, che dovrebbero aspettare l’espianto degli organi prima di dare l’ultimo saluto al proprio caro.

«RADDOPPIARE LE DONAZIONI». Per evitare che qualcuno cerchi di spingere una persona a uccidersi con l’eutanasia per ottenere gli organi, inoltre, la donazione non dovrà essere presentata al paziente come possibilità fino a quando non sarà lui stesso a richiederla in modo esplicito. Per evitare ulteriori accordi illegali, infine, dovrà essere verificato che i pazienti che vogliono donare gli organi abbiano tutti i requisiti per ottenere l’eutanasia.
Anche se i malati di tumore non possono donare gli organi, in Olanda il nuovo protocollo potrebbe «raddoppiare le donazioni», come dichiarato dagli autori. Sono infatti tante le persone affette da sclerosi multipla o da malattie legate al cervello che possono donare gli organi e che scelgono l’eutanasia, pur non essendo in fin di vita, per paura di perdere la propria autonomia in futuro.

DA ECCEZIONE A DIRITTO. L’adozione del protocollo appare un controsenso soprattutto dopo le parole pronunciate dal ministro della Salute olandese, Edith Schippers. Il ministro ha voluto rispondere settimana scorsa a Theo Boer, già membro della Commissione di controllo dell’eutanasia per nove anni, il quale dopo avere supervisionato oltre novemila casi ha dichiarato a inizio mese: «Troppo spesso l’eutanasia è stata scelta» non da persone malate ma «da persone sole, vecchie o in lutto. Mentre la legge vede eutanasia o suicidio assistito come eccezioni, l’opinione pubblica li considera sempre più come diritti, che i medici hanno il dovere di soddisfare. La pressione dei parenti sui dottori e quella dei parenti sui pazienti rappresenta spesso un fattore importante dietro a una richiesta di eutanasia».

RICHIESTE DEL MINISTRO. Alla domanda di revisione della legge avanzata da Boer, il ministro Schippers ha risposto che è necessario che un geriatra o uno psichiatra sia sempre consultato prima di uccidere con l’eutanasia una persona affetta da demenza o da problemi psichiatrici. Nei casi più complessi, inoltre, dovrebbe sempre essere consultato un secondo specialista. Il ministro, insomma, ha invocato «regole più stringenti» ma ha ottenuto in cambio l’esatto opposto.

MORTE VALE PIÙ DELLA VITA. Legalizzando l’espianto di organi per chi sceglie l’eutanasia, l’Olanda autorizza una pratica molto pericolosa che fino ad oggi è stata considerata illegale. E non a caso. In origine la donazione era stata vietata per un motivo molto semplice: impedire che una persona sola o malata o disperata si convincesse di valere più da morta che da viva. In un paese dove gli abusi della legge sono diventati una triste realtà, il nuovo protocollo aprirebbe la strada a ulteriori infrazioni della compassionevole “eutanasia legale”, permettendo una forma neanche tanto sottile di pressione psicologica nei confronti di chi è già in uno stato di fragilità fisica e umana.

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