Occhio Juve, Di Matteo non è il bollito che Abramovich vuole cacciare

Juve-Chelsea è sfida da dentro-fuori per entrambe le squadre. Se i bianconeri vogliono vincere per passare il turno, ai londinesi urgono conferme per evitare l’ennesimo cambio in panchina. Dove Di Matteo paga alcuni errori dei singoli.

Dentro o fuori. Che Juve-Chelsea sia un match decisivo non serve ribadirlo, sebbene una vittoria non garantirebbe a nessuna delle due il passaggio certo agli ottavi di finale di Champions. Vincere stasera sarebbe una scossa per entrambi gli ambienti e permetterebbe di mettersi la rivale alle spalle nella classifica del gruppo E. E darebbe la possibilità alle due squadre di ottenere dal campo alcune conferme che ancora mancano.

JUVE, TREND NEGATIVO CON LE INGLESI. La Juve delle due è quella che sta meglio, certo. Consolidato primato in Serie A, attacco che segna tanto, difesa difficile da perforare. Per la gara di stasera recupera tutti, compreso Vucinic, appena rientrato da un’influenza, che sarà probabilmente in attacco a fianco di Quagliarella. Ma è stato proprio nelle partite più attese (le gare di Champions e i big match in campionato) che la macchina da gol juventina è parsa poco rodata, soprattutto in quegli elementi, le punte, da cui ci si aspetta l’acuto decisivo nei match di prestigio. In più, c’è da sfatare un tabù contro il calcio inglese: la Juve ha vinto sì una Coppa Campioni battendo in finale proprio una britannica, il Liverpool, nella triste partita dell’Heysel del 1985. Ma da allora ha affrontato 16 volte una squadra inglese in Champions (Arsenal, Chelsea, Liverpool, Manchester United e Newcastle), perdendo 7 volte, pareggiando 4 e vincendo 5, venendo eliminata però ben 5 volte in queste partite. Tutto questo al netto dei risultati ottenuti contro le inglesi prima dell’85, dove la Juve è sempre riuscita a passare il turno, una volta contro il Derby County (1972-73) e una volta contro l’Aston Villa (1982-83).

DI MATTEO SIEDE SU UNA POLVERIERA? Dei numeri importa invece poco al Chelsea, costretto a vincere anche per il suo allenatore, Roberto Di Matteo. Un pari, è vero, non andrebbe male ai Blues, forti di un punto di vantaggio sui bianconeri e tranquilli per l’ultimo impegno di Coppa, il match tra le mura amiche contro il Nordsjaelland. Ma una gara sottotono rischierebbe di compromettere la posizione del tecnico svizzero-abruzzese, che, si sa, come ogni tecnico al soldo di Abramovich cammina su un campo minato, dove rischia di pestare i piedi nel punto sbagliato, ancor più se minacciato costantemente dal fantasma Guardiola. È vero, nelle ultime 4 uscite in campionato il suo Chelsea ha racimolato solo 2 punti, con una difesa che imbarca acqua da tutte le parti. Ma le colpe del tecnico sono ben ridotte di fronte al cospetto di certi errori della retroguardia (ad esempio David Luiz), o alla totale inconsistenza di Fernando Torres, che tanto sta facendo rimpiangere la partenza del leone Drogba.

UN ANNO FA FU IL NAPOLI A USCIRE CON I BLUES. Sembra quindi che la presidenza dei Blues si sia velocemente dimenticata dell’impresa che un anno fa fece l’ex-giocatore della Lazio, che prese una squadra messa alle corde dalla gestione Villas Boas e la portò a vincere Champions e FA Cup. Se alla Juve serve vincere per passare il turno, a lui serve per continuare il lavoro portato avanti a Londra, fin qui tutto sommato soddisfacente. Chissà che la squadra riesca a ritrovare un po’ dello spirito di un anno fa, quando data per vecchia e da riciclare riuscì a stupire tutti. Anche i precedenti del Chelsea in Champions League contro le italiane non sono particolarmente brillanti: 12 partite, 4 vittorie, 5 sconfitte e tre pareggi, ma solo una volta simili risultati hanno portato all’eliminazione dei Blues dalla coppa, nel 2009-10, con l’Inter. Un anno fa invece fu il Napoli a farne le spese. Insomma, tra voglia di vincere e bisogno di conferme gli ingredienti di stasera sono quelli della grande sfida. Vi bastano?