Obiettivo risarcimento: polemica sullo spot tv

Sta scatenando una vivace polemica lo spot tv di “Obiettivo risarcimento”, società che riunisce avvocati e medici legali promettendo aiuto alle vittime della malasanità. Secondo il dott. Renzo Puccetti, membro dell’Associazione Scienza e Vita, «Il messaggio televisivo pare aiutare i pazienti ma in realtà va a loro discapito, sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista fisico, poiché sta dando origine al fenomeno della “medicina difensiva”»

 

 

Circola da qualche settimana in tv. E’ uno spot dove un gruppo di avvocati sprona chi si sentisse vittima della cosiddetta mala sanità a rivolgersi a loro: “Fatti sentire… hai 10 anni di tempo” grida un uomo da una serie di megafoni in fila che ne amplificano la voce. Giuristi contro medici, dunque, per mettere pazienti contro dottori. Per questo, la pubblicità di Obiettivo risarcimento, lo staff di avvocati e periti che chiede di “alzare la voce”, ha suscitato le polemiche del Sindacato nazionale autonomo dei medici italiani (Snami), a cui però non sono ancora seguite risposte né delle autorità pubblicitaria né della Federazione italiana dei medici (Fnomceo). «Lo spot fa leva su quello che è un presunto diritto, ma che diritto non è: la salute non è dovuta a nessuno. La cura sì e al meglio, ma il medico non può mai garantire prestazioni infallibili», spiega Renzo Puccetti, socio fondatore dell’Associazione Scienza e Vita. E’ proprio il frutto di questa falsa credenza, della scienza infallibile, che può generare nel malato un’aspettativa utopica che per altro si ripercuote contro lui stesso: «Il messaggio televisivo pare infatti aiutare i pazienti. In realtà va a loro discapito, sia dal punto di vista economico sia da quello fisico. Non a caso, le continue denunce anche in casi di complicanze minime, stanno incrementando il fenomeno della medicina difensiva. Il medico, per non rischiare di incorrere in sanzioni, sottopone il paziente a migliaia di esami d’accertamento spesso inutili. Non solo, anche costosi e dannosi per la salute di chi vi si sottopone».

Anche gli avvocati, però, corrono dei rischi. Oltre a non fare una gran bella figura, mandando in giro spot simili. Per Puccetti, infatti, questi legali sviliscono la loro stessa professione: «E’ come se un medico cercasse apertamente di generare delle patologie a fini di lucro. A lungo andare queste trovate si ritorceranno contro i loro fautori. I clienti avranno più timore nel fidarsi degli avvocati. Anche perché molto spesso questi processi sono costosi e i risarcimenti possono essere minimi, se non nulli». A rimetterci ci sono poi i medici: «Le denunce sono incrementate così tanto negli ultimi anni che le aziende ospedaliere hanno smesso di assicurare i loro dipendenti, costretti a spendere sempre di più in polizze e processi legali. Tra l’altro il cambiamento progressivo nella giurisprudenza, avvenuto a colpi di sentenze, ha aggravato maggiormente la situazione dei medici. Il gioco delle parti è stato ribaltato dalle corti così: se prima l’onere della prova era a carico del paziente, che doveva dimostrare l’errore del medico, oggi nella maggioranza delle fattispecie l’onere è a carico del professionista, che deve dimostrare non solo di non aver fatto errori dalle conseguenze negative, ma di aver eseguito perfettamente ogni prestazione».

 

Puccetti le definisce conseguenze della «mistificazione e mercificazione di un bene indisponibile come quello della vita». Con l’aiuto del denaro, che sembra soddisfare tutti, ma si trasforma in un boomerang senza scampo per nessuna delle parti in gioco. «Esattamente, si fa di tutto per aumentare benessere e profitti, per poi finire ad alimentare l’odio fra le parti. E alla fine perdere più di quanto si cerca di ottenere. Si capisce che l’assolutizzazione egoista dei diritti non va a vantaggio di alcuno: crea solo una società di monadi in continuo conflitto tra loro. E quindi sempre in perdita». Una via d’uscita? «Capire che l’interesse egoistico che va a discapito dell’altro ti torna contro, che la medicina non è infallibile, che la salute non è un diritto dispensabile dagli uomini. Insomma, smentire con raziocinio i troppi luoghi comuni che ci fanno vivere come dei folli».