O in Corea del Nord si fanno banchetti luculliani o l’Onu ha sbagliato qualcosa

Per l’Onu, la Corea del Nord tra novembre 2011 e ottobre 2012 ha prodotto 4,9 milioni di tonnellate di alimenti di base, il 10 per cento in più del 2011. Ma per i dissidenti è propaganda: «È impossibile».

L’Organizzazione per l’agricoltura e gli alimenti delle Nazioni Unite e il Programma alimentare mondiale hanno dichiarato nel loro ultimo rapporto che tra il novembre del 2011 e l’ottobre del 2012 la Corea del Nord ha prodotto 4,9 milioni di tonnellate di alimenti di base. Perché la produzione sia considerata sufficiente per sfamare tutta la popolazione di circa 24 milioni di abitanti mancano ancora 507 mila tonnellate, ma rispetto all’anno scorso i numeri sono in crescita del 10 per cento.

PUZZA DI PROPAGANDA. Una buona notizia? Se fosse vera sì, ma restano molti dubbi soprattutto perché esperti e dissidenti dopo avere letto le cifre hanno cominciato a chiedersi se l’Onu non si sia fatto bendare gli occhi dalla propaganda del regime comunista del nuovo dittatore Kim Jong-un. Afferma un esperto di Seul, citato dall’autorevole Daily Nk: «Se consideriamo le alluvioni, i tifoni e il tempo pessimo che ha funestato la Corea del Nord quest’anno, per non parlare delle arretrate tecniche agricole nordcoreane, è semplicemente impossibile che siano riusciti a produrre 4,9 milioni di tonnellate. Credo che la Corea del Nord abbia gonfiato i numeri consegnati alle Nazioni Unite».

LE BUGIE COSTANO CARO AI NORDCOREANI. «Da anni la Corea del Nord – continua – comunica volontariamente una produzione inferiore per ottenere più aiuti internazionali. Ma ora sembra che Kim Jong-un voglia dimostrare di avere aumentato la produzione e di essere in grado di sfamare il suo popolo». Aggiunge un dissidente, che in Corea del Nord lavorava nella gestione delle fattorie collettive: «È pura propaganda per esaltare i risultati di Kim Jong-un – afferma – Ora senza dubbio andranno a dire alla gente che la produzione è cresciuta grazie a lui. I nordcoreani però pagheranno caro queste menzogne perché le razioni destinate ai militari così come le quote di “riso patriottico” verranno calcolate su questi dati gonfiati. Così la razione distribuita alla gente sarà ancora inferiore». Se hanno ragioni esperti e dissidenti, perché l’Onu si sarebbe fatto ingannare? «È molto difficile calcolare quanto cibo produca davvero la Corea del Nord» spiega Lee Min Bok, nordcoreano scappato ed esperto di agricoltura. «Il regime infatti non permette agli ispettori dell’Onu di visitare tutto il paese ma solo alcune regioni, le più floride».

IL PESO DEI MILITARI. Un altro indizio della falsità dei dati è stato fornito da un soldato nordcoreano scappato dal paese il mese scorso. Il profugo ha dichiarato che in quanto militare riusciva a mangiare, ma solo riso e ravanelli. Alto un metro e 80, quando è arrivato in Corea del Sud pesava appena 46 chili. Se si considera che i militari sono i primi a ricevere razioni di cibo, ben più abbondanti delle razioni che spettano agli altri, si può dedurre il livello di malnutrizione dei nordcoreani. Quest’anno, inoltre, i dissidenti fuggiti hanno rivelato che molte persone nella provincia di Hwanghae sono morte di fame. Forse il regime comunista non ha fatto una buona scelta quando ha deciso di spendere 850 milioni di dollari per lanciare un missile a lungo raggio ad aprile, quando con gli stessi soldi avrebbe potuto acquistare dalla Cina 2,5 milioni di tonnellate di grano per sfamare per un anno 19 milioni di persone. L’ideologia ripetuta da Kim Jong-un del “military first”, “la potenza militare prima di tutto”, ha un prezzo.