Nozze gay. Per l’Europa si tratta di mutuo riconoscimento, «come per la marmellata»

Il Parlamento europeo ha approvato il riconoscimento del matrimonio omosessuale. Intervista a Dale O’Leary, che da anni combatte contro le lobby gay: «Da 50 anni lottano per conquistare il potere. E ora dal Palazzo di Vetro ricattano gli Stati in difficoltà economica»

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La deputata radicale del Parlamento Europeo, Sophie In’t Veld, ha proposto al Consiglio d’Europa di «riaffermare il principio di uguale trattamento senza distinzione di religione o credo, disabilità, età o orientamento sessuale». L’olandese In’t Veld ha comparato la questione del riconoscimento del matrimonio omosessuale a quello della marmellata, del vino e della birra: «Se applichiamo il mutuo riconoscimento a questi prodotti perché non farlo anche per i matrimoni e le relazioni personali?». Nonostante l’evidente debolezza dell’argomentazione, e lo svilimento dell’importanza di un istituto su cui tutte le società si sono fondate fino ad oggi, il Parlamento Europeo ha votato a favore della proposta (342 sì contro 322 no). La sinistra italiana esulta. 

Come si è giunti a questo importante passaggio? Dale O’Leary, la prima a capire come le lobby Lgbt e quelle abortiste si muovevano all’interno delle Nazioni Unite, in una recente intervista a tempi.it ha spiegato che «dopo 40 anni di lavoro per posizionarsi al potere i promotori di questi diritti sono riusciti a presentate i Principi di Yogyakarta (ognuno è libero di essere uomo, donna, bisessuale, transgender. Le loro unioni e i loro diritti sessuali devono essere riconosciuti dalle legge poiché non esiste un sessulaità naturale, frutto solo di una costruzione sociale) al Consiglio Onu per i Diritti Umani del 26 marzo 2007. Tali proposizioni furono poi prese in considerazione anche dal Consiglio d’Europa nel documento “Diritti Umani e Identità di Genere”, già nel luglio del 2009».

Siamo tornati a interrogare Dale O’Leary sulla questione, ponendole delle nuove domande.

Come la visione delle lobby gay si è potuta imporre fino a influenza le politiche degli Stati?
Lavorano da 50 anni per occupare posti di potere. Le Nazioni Unite cercano di imporre questi “diritti” all’America Latina, all’Africa e al mondo islamico. Quest’ultimo, essendo abbastanza indipendente dagli aiuti economici del palazzo di Vetro, è stato in grado di opporsi alle forti pressioni dell’Onu. Invece gli stati del Sud-America e quelli dell’Africa sub-sahariana, che ricevono molti aiuti dall’Onu, sono ricattati, in particolar modo dagli usa di Obama.

O la borsa o i diritti, potremmo dire.
E ora bisogna vedere cosa accade in Europa. In un momento di crisi economica come questo, non è da escludere che anche gli Stati del vecchio Continente subiscano il ricatto.

Il matrimonio omosessuale e il riconoscimento dei diritti gay arriverà a discriminare chi la pensa diversamente?
Sì e non solo. La conseguenza del diritto ad avere un rapporto sessuale con chiunque e senza limitazioni, ne implica inevitabilmente altri: quello alla contraccezione e all’aborto su richiesta. Per non parlare poi della poligamia. Perché non dovrebbe essere lecita? 

Si dice che accettare questi matrimoni non significhi mettere in crisi quelli eterosessuali.
È sbagliato. Questa mentalità può invece generare disturbi nella società. Può farla ammalare. In America le conseguenze dell’educazione alla non-differenza relativista sta facendo danni enormi sulla psiche e sui comportamenti dei giovani. La legge fa mentalità e una mentalità sbagliata distrugge l’uomo.

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