Non è vero che i partiti sono tutti uguali

Bisogna cercare di fare rieleggere i parlamentari che si sono battuti contro unioni civili e dat, e i pochi esponenti del Cdnf entrati nelle liste del centrodestra: altre strade non ci sono

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Pubblichiamo in via eccezionale la rubrica di Marco Invernizzi che appare nel numero di febbraio di Tempi. Ricordiamo che gli articoli del mensile non sono pubblicati online. Vuoi scoprire come abbonarti? Clicca qui
Capita spesso di dovere rispondere alla domanda: che cosa è il Comitato Difendiamo i Nostri Figli (Cdnf) e che cosa c’entra con la politica?
Come si sa, il Cdnf nasce in occasione del Family day del 20 giugno 2015 e organizza sei mesi dopo anche il secondo, il 30 gennaio 2016. Il suo scopo è certamente quello di opporsi al disegno di legge sulle unioni civili, ma anche e soprattutto quello di denunciare la penetrazione nella società italiana dell’ideologia gender, in particolare tramite le scuole. Il rapporto con le istituzioni, con i partiti e in generale con la politica è logico e inevitabile, perché il Family day organizza una parte del popolo italiano per servire la famiglia intesa come cellula fondamentale della società fondata sul matrimonio per sempre di un uomo e di una donna. Si tratta dunque di un evento politico, secondo l’espressione del beato Paolo VI che definiva la politica come una delle più alte espressioni della carità.
Il Cdnf si è sempre “pensato” quindi come una realtà che “fa politica” senza costituire un proprio partito, ma cercando di “contaminare” quelle forze partitiche che si dimostrano disponibili ad ascoltare le istanze del Family day.
Da qui nasce l’impegno a scongiurare l’approvazione di una riforma costituzionale ulteriormente centralistica nel referendum del dicembre 2016 e l’impegno nelle elezioni amministrative della primavera dello stesso anno, per eleggere sindaci e consiglieri comunali pro-family, mentre durante questi mesi è continuato l’impegno a interloquire con le istituzioni, il ministero dell’Istruzione innanzitutto, per cercare di contrastare la penetrazione del gender nelle scuole.
Immersi nel corpo sociale
Nel corso di questi mesi il Cdnf si è reso conto che per difendere e promuovere la famiglia bisogna considerarla all’interno di un contesto sociale e politico, perché la famiglia cresce o muore dentro un corpo sociale che viene governato da forze politiche. Così ha cominciato a organizzare corsi di formazione sulla dottrina sociale della Chiesa e la storia della presenza dei cattolici nella vita pubblica dell’Italia, perché i princìpi fondamentali attaccati oggi, la vita, la famiglia, la libertà di educazione e di religione, possono essere difesi e promossi soltanto all’interno di un progetto culturale e politico concepito e amato.
Siamo così arrivati a oggi, alle imminenti elezioni politiche, che rappresentano un passaggio importante anche se non decisivo nella storia della nazione italiana. La salvezza della patria non verrà dalla politica e tanto meno da elezioni che probabilmente non saranno decisive neppure per dare un governo al paese, ma tuttavia sono un banco di prova per verificare quanti italiani andranno a votare e a quali forze daranno il loro voto.
Le forze politiche attuali sono espressione della società, impregnate di relativismo e di confusione sui grandi princìpi antropologici. Ma non sono tutte uguali. Le diverse sinistre e il Movimento 5 Stelle esprimono una concezione dell’uomo incompatibile con i princìpi fondamentali della dottrina sociale, come hanno dimostrato votando a favore delle unioni civili e delle disposizioni anticipate di trattamento, che di fatto hanno aperto al matrimonio omosessuale e all’eutanasia.
Dopo il voto, l’azione
Le forze del centrodestra, anche se non tutte compattamente, hanno avversato queste leggi; in esse vi sono stati alcuni parlamentari che si sono battuti con energia contro queste leggi e il loro impegno va riconosciuto e premiato. Bisogna cecare di fare rieleggere questi parlamentari e i pochissimi esponenti del Cdnf entrati nelle diverse liste del centrodestra: altre strade non ci sono, perché votare un piccolo partito come il Popolo della Famiglia significherebbe disperdere voti e astenersi sarebbe un suicidio politico perché metterebbe il paese nelle mani delle sinistre o del movimento di Grillo.
Tuttavia votare bene a poco servirà se al voto non seguirà un’azione culturale capillare, sul territorio, che unisca famiglie e varie competenze, che insomma organizzi la promozione e la difesa di questi princìpi senza i quali il mondo moderno sta voltando le spalle alla vita e sceglie così di morire.
Foto Ansa

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