Non ci sono santi per la stitichezza mentale.

Ufficio reclame

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Da quando la pubblicità italiana ha scoperto che è molto conveniente usare i santi come testimonial (non costano nulla, sono affidabili e conosciuti presso ogni target), i giornali e i canali televisivi si riempiono di pagine e di spot con l’aureola. L’ultimo della serie è un annuncio stampa che reca un titolo spiritoso: “Gli italiani sanno sempre a che santo votarsi.” Firmato Magnesia S.Pellegrino, in due confezioni, effervescente e al limone, fotografate con tanto di aureola appunto. Povero S.Pellegrino, ignaro probabilmente di essere diventato il patrono della stipsi e dei movimenti peristaltici, e di essere passato repentinamente dall’onore degli altari a quello dei gabinetti. Tutto “merito” dei pubblicitari che per sottostare alle severe regole del marketing si dimenticano di rispettare quelle più elemenatari, del buon gusto innanzitutto. Votarsi a un santo per molti è un gesto dal significato profondo, che la pubblicità, soprattutto quando è così superficiale, non può comprendere, ma almeno rispettare. Inutile segnalare come, ancora una volta, il ricorso facile a temi di carattere religioso denoti una mancanza di idee, che, nel caso di un marchio storico come S.Pellegrino, non sarebbe stato difficile reperire altrove. Evidentemente siamo di fronte a una stitichezza mentale, che è una patologia assai più grave e difficile da curare di quella intestinale: gli autori di questa campagna infatti, per produrre tale risultato, devono avere esagerato con la magnesia che resta pur sempre un degno medicinale. Da usare con cautela.

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