No Tav, 47 condanne e 6 assoluzioni. Ma loro parlano di “vendetta di Stato”

Il processo per gli scontri in Val di Susa si è chiuso ieri. Nell’universo trenocrociato si parla di sentenza “senza prove”

Il  maxi processo ai No Tav per gli scontri del 27 giugno e 3 luglio 2011 in Valle di Susa si è chiuso ieri con 47 condanne e sei assoluzioni. Un totale di 140 anni di carcere. I reati contestati erano: violenza, resistenza, lesioni e danneggiamento. I fatti si riferiscono agli scontri scoppiati nell’estate 2011 a Chiomonte. In particolare si tratta del 27 giugno – quando le forze dell’ordine sgomberarono il grande presidio No Tav della Maddalena, dove oggi sorge i cantiere del tunnel geognostico – e del 3 luglio successivo, quando, durante una manifestazione, gli attivisti attaccarono l’area con quella che la Procura ha definito “un’azione violenta”, portata avanti con una “organizzazione che non è esagerato definire militare”.

VENDETTA DI STATO. Dal fronte No Tav, che ha manifestato già ieri sera a Bussoleno, bloccando anche l’autostrada, si parla apertamente di giustizia politica. Gli avvocati del movimento denunciano che “questa sentenza infligge condanne spropositate e riconosce provvisionali assurde in totale assenza di prove”.
I leader della protesta assicurano che “non saremo seppelliti dalle sentenze”, anche se i numeri delle presenze alla manifestazione di ieri erano ben lontani da quelli dei tempi migliori.
Intanto, sempre sul versante giudiziario è da registrare che la Corte d’Appello ha deciso di rigettare la richiesta di sospensiva, in attesa della sentenza di secondo grado, inoltrata dagli avvocati di Alberto Perino, Loredana Bellone (sindaco di San Didero) e Giorgio Vair (vicesindaco di San Didero) condannati dal tribunale di Susa al pagamento di 220.802,82 euro in favore di LTF.
L’universo trenocrociato parla di “vendetta di Stato”. Al di là dei toni e della necessaria retorica (sui social c’è chi chiede di concedere la cittadinanza onoraria nei comuni della Valle ai condannati), dal tribunale arriva un fendente non facile da riassorbire.