Nicole Minetti, capro espiatorio di cui i giornali colti amano parlare, sparlare e pubblicare foto

Dopo essere stata assurta a simbolo di una stagione politica, Nicole Minetti rischia di diventarne anche il capro espiatorio. Perché solo ora i politici del Pdl dichiarano pubblicamente ciò che pensano?

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Su wikipedia, che si lamenta quotidianamente di qualche legge-bavaglio (in Occidente), hanno cancellato la sua pagina. Protetta, perché qualcuno non inserisca la voce: Nicole Minetti, consigliere della Regione Lombardia. Forse anche i pignoli difensori della libertà di informazione sul web non gradiscono che Nicole Minetti sia diventata “un argomento di discussione”. Damnatio memoriae per un personaggio “non enciclopedico”? Difficile da sostenere, visto il ruolo non indifferente nel rubygate, decisivo nel crollo del quarto Governo Berlusconi, e i 3 milioni e 90 mila risultati su google. Forse non è questione di numeri o di enciclopedia. Forse ne parlano già abbastanza le intercettazioni, le foto, i giornali.

Nicole Minetti è la donna che briffava le ragazze di Berlusconi prima degli “incontri” di Arcore, la sommelier che saggiava le “vergini” prima di offrirle al “drago”. La “giovanotta pettoruta”, l’ambiziosa “stellina di Colorado Café”, l’“ex igienista dentale”. Una “cortigiana”, una “maitresse” e una consigliera regionale. Il suo corpo messo in mostra è diventato il corpo di un reato, il simbolo di un corpo politico (quello di centrodestra), l’incarnazione di quell’atto di lesa maestà nei confronti della dignità e dell’etica politica di cui Berlusconi si sarebbe reso colpevole. Nicole Minetti è un «insulto alla meritocrazia», per i giovani giornalisti del Fatto Quotidiano. “Le Minetti”, un’espressione gergale usata da un intellettuale del calibro di Francesco Merlo, penna chic di Repubblica, per descrivere quelle come lei: donne che soddisfano la propria ambizione attraverso l’uso del proprio corpo.

È infatti il suo corpo, patinato e peccaminoso, in mostra su tutti i media, a diventare per gli stessi giornalisti che ne criticano l’uso privatamente immorale, un facile strumento per incrementare le vendite, aumentare gli agognati clic e le pubblicità sui loro siti internet. Il suo crimine, quello individuato dalla folla, dagli intellettuali di sinistra, non è lo stesso su cui la Procura di Milano ha istituito un processo. Il suo crimine è il suo corpo plastico e traboccante. Essersi guadagnata con il suo corpo un lavoro come hostess in uno stand di Publitalia, una carriera televisiva nelle reti Mediaset, il ruolo di yes-woman di Silvio Berlusconi nel consiglio regionale lombardo. Non la normale gavetta intellettuale, insomma, come richiede la prassi politica, a destra e a sinistra, per un ruolo del genere.

Ora, dopo essere stata assurta a simbolo di una stagione politica, Minetti rischia di diventarne anche il capro espiatorio. Non si capisce perché soltanto ora, quando il consigliere regionale tratta la sua buonuscita, i politici del Pdl dichiarino pubblicamente ciò che avrebbero da sempre pensato.

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