Nel solco delle BR

Nel solco delle BR

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di Lanfranco Pace Oggi non c’è né “terribile bellezza”, né “geometrica potenza”. Non esistono più né i grandi cortei di massa conflittuali, né la geometrica potenza di organizzazioni terroristiche ben radicate in quei conflitti. Per questo il recente omicidio di D’Antona appare un’azione particolarmente desolata e povera. Per questo tutti si sono svegliati come in un cattivo sogno, perché non ci sono proprio le condizioni conflittuali per un’azione armata. Non credo nemmeno che quanto è successo possa essere spiegato con il problema del mancato riconoscimento dell’indulto agli ex-terroristi, per favorirne il reinserimento. È vero che l’Italia è stata particolarmente rachitica nel cercare una soluzione politica per questi fenomeni – altri paesi, come la stessa Germania, la Francia e perfino gli Usa, sono stati assai più rapidi e decisi – però tutto sommato molti ex-brigatisti e terroristi oggi sono in libertà o in semi-libertà. Quindi, sia pure all’italiana, una soluzione è stata trovata. Del resto credo che se anche si fosse formalizzata prima la decisione amnistiale, sicuramente sarebbero rimaste delle frange che, anzi, avrebbero guardato ancora con maggior sospetto gli amnistiati. Quindi non è che per gli altri sarebbe stato un esempio positivo che poteva spingere a uscire dall’eversione armata. Insomma, quello che voglio dire è che c’è un tasso di irriducibilità in ogni società, e che questo è a sua volta irriducibile. Semmai c’è da chiedersi come mai un simile episodio eversivo esplode e viene alla luce in un periodo di relativa calma sociale. Perché è vero che c’è la guerra, ma non credo che questa azione terroristica possa essere messa in relazione con il conflitto in Kosovo. La cosa veramente sciocca poi, è che questi terroristi non tengono conto della sconfitta del vecchio terrorismo. Chi non fa tesoro delle esperienze del passato è uno sprovveduto: se i loro “antenati” volevano disarticolare lo stato e l’hanno colpito al massimo livello (nella persona di Aldo Moro) senza ottenere nulla, figuriamoci cosa si può ottenere tornando a colpire ingranaggi meno importanti. Quella dello stato è una disarticolazione che non potrà mai avvenire. I vecchi brigatisti, quando colpivano qualcuno, usavano dire “non colpiamo l’uomo, ma la sua funzione”. Ma la storia insegna che la funzione sopravvive sempre: un uomo scompare, un altro uomo va a ricoprire quella funzione. Che è poi la caratteristica delle società moderne. Non bastò colpire lo zar per paralizzare la Russia. Figuriamoci oggi nell’Italia dell’Ulivo. Intanto non si sa fare di meglio che suggerire di non dare spazio alla cosa, si lanciano appelli perché non si parli dei terroristi sui giornali. Non mi sembra una buona soluzione. Come a dire: “questo fenomeno non esiste perché non se ne parla”. Tanto più in una società overmediatizzata, iperinformata come la nostra: non vedo come si potrebbe trovare un accordo per tacere alcunché. È bene, invece, parlarne. L’importante è usare un certo distacco, una giusta critica, e prendere queste cose per quello che sono, cioé – in parte – un accidente naturale. Ricordiamoci che sono avvenuti attentati con morti anche in altri paesi, e in periodi di relativa calma.

di Oreste Scalzone Le Br sparano di nuovo e subito rispuntano i discorsi del “Grande Vecchio” e poi “una domanda, ma saranno davvero le Br”? Io ci andrei piano, non foss’altro il terreno del sospetto è quello delle ritorsione e contro-ritorsione all’infinito… Si sospetta che un fatto non sia quello che appare, un testo non dica quello che dice, l’autore non sia quello che firma. Possono sempre spuntare una Sterling o un Flamigni di turno, che ti ”dimostrano” che a rapire Moro è stato il KGB, oppure la Cia, o perché no il Mossad, o magari il contrario, o forse, perché no, la ”Cupola”. Se vado in edicola e compro la “Repubblica” fino a prova contraria non ho dubbi sul fatto che quello è il giornale di Ezio Mauro e Scalfari, e non un falso di Vincenzo Sparagna o di Luther Blisset (anche se a volte… Sparagna ha fatto titoli che sembravano assurdi, ma in realtà è come se si fosse trattato di preveggenza: essi sono stati largamente superati in ”assurdo” da quelli del ”vero” Repubblica ). E comunque: nel testo del documento di queste “Brigate Rosse – per la costruzione del Partito comunista combattente” non c’è nulla che ”suoni a coccio” facendo pensare ad un apocrifo. Fin nelle minuzie del linguaggio, nella “lettera” e nell’argomentazione, la firma è plausibile. Le radicali differenze ”rispetto ad allora” — che non sono l’unico problema né l’unico aspetto della questione, altrimenti gli anni passano invano per tutti, ma proprio tutti — vanno cercate e sottolineate altrove che nell’argomentazione del testo.

di Marco Barbone Credo che nessuno possa negare che nel documento delle Br compaiono temi e concetti che sono tradizionale patrimonio della sinistra sindacale e dall’estrema sinistra. Vi è poi un’altra eco “familiare” nel documento Br: quello di uno sinistra ambigua che dice: “Né con la Nato, né con Milosevic”, una sinistra che non vuole mai assumersi le proprie responsabilità, né da una parte né dall’altra e che crea le condizioni per cui al suo interno ci possa essere anche chi va alla deriva. Bertinotti ha avuto coraggio, se non altro, di entrare nel merito di tali questioni.

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