Nel mondo esiste una sola farmacia (ed è cinese)

Le forniture dei farmaci generici ormai dipendono solo dalla Cina. Un problema enorme per Usa e Europa che non sanno come rompere questa egemonia

“La Cina è padrona dei nostri farmaci. Ora l’Europa ha paura” è il titolo di una lunga e approfondita inchiesta pubblicata oggi sulla Stampa a firma di Letizia Tortello. Dell’argomento Tempi aveva già parlato in passato ed, in sintesi, come scrivevamo, la questione è questa: «Dalla Cina dipendono le forniture di farmaci generici di tutto l’Occidente, quelle medicine il cui basso costo di acquisto si fonda sul fatto che il brevetto sui princìpi attivi che le rendono efficaci è scaduto. Se un domani Pechino decidesse di sospendere le esportazioni, i nostri paesi si troverebbero da un giorno all’altro a dover riorganizzare i propri mercati e a far pagare cifre molto più alte ai propri cittadini, che dovrebbero fare ricorso ai costosi medicinali tuttora sotto brevetto».

Dipendenza totale

Negli ultimi vent’anni, scrive la Stampa, la Cina è diventata «il più grande produttore mondiale di ingredienti farmaceutici, e copre il 60% della produzione globale di “starting materials”, detti anche “intermedi”, imprescindibili per formare i principi attivi delle nostre medicine. Nel caso della Ue, la dipendenza è totale per i secondi (dobbiamo comprare l’85-90% delle molecole-mattoncino), e del 33% per i primi, i principi attivi (Api). Se consideriamo che il nostro carrello si riempie anche in India, arriviamo a quasi il 60%».

L’emergenza coronavirus ha mostrato quanto sia pericolosa questa totale dipendenza (pensate alle mascherine). Ma “invertire la rotta”, riportare in Europa o negli Stati Uniti la produzione, è una parola. In Cina il costo di produzione è più basso del 30-40 per cento. Le ragioni sono facilmente intuibili: il costo della manodopera è più basso, non c’è rispetto per l’ambiente, la Repubblica cinese finanzia con sussidi le aziende del paese per “ammazzare il mercato”.

La Cina corre

Sull’altro piatto della medaglia c’è la minor affidabilità dei farmaci, ma questo, al momento, non è argomento che riesce a competere con quello economico. La Stampa segnala che ora sia Europa sia Usa iniziano a prendere sempre più coscienza del problema e che un tentativo per porre rimedio alla situazione è in atto. Ma un cambiamento necessita di tempi piuttosto lungo e di spese ingenti. Intanto, la Cina continua a correre.

Foto Ansa