Nasa «alla deriva nello spazio»: altro che basi sulla Luna, ora al massimo scattano un paio di foto

Un gruppo di esperti scrive un rapporto sulla NASA: «Alla deriva». Mancano i fondi ma soprattutto sogni e la Russia rischia di scalzare l’America in fatto di missioni spaziali. Non resta che pubblicizzare foto e video.

Ma che fine ha fatto la NASA? Dopo aver mandato in pensione l’anno scorso gli Space shuttle, diventati pezzi da museo, aver delegato la costruzione di razzi a compagnie private, aver pianificato diversi modi per vendere a ricconi internazionali viaggi sulla Luna, l’Ente nazionale per le attività spaziali e aeronautiche «è alla deriva, perso nello spazio». È il duro verdetto di dodici esperti a cui la NASA ha chiesto di stilare un rapporto sulle proprie attività e la percezione all’esterno delle stesse.

MISSIONCINE. «Che cosa sta facendo oggi la NASA? Non lo sa nessuno» dichiara Bob Crippen, tra gli esperti, ex manager e astronauta della NASA. L’agenzia americana che per prima ha realizzata il sogno di far saltellare l’uomo sulla Luna, sempre che non si creda a certe teorie lunacomplottistiche, ora non ha più obiettivi di rilievo e secondo gli esperti mandare robot rover su Marte non è sufficiente. Come annunciato da Barack Obama, ora il suo massimo obiettivo è formare un equipaggio che riesca ad atterrare su un asteroide nel 2025. Una missione di avvicinamento a un possibile sbarco dell’uomo su Marte intorno al 2035 o giù di lì. Missione, la prima, che non esalta neanche gli stessi astronauti della NASA, per non parlare dell’indifferenza del resto del mondo.

MANCANO SOLDI E SOGNI. Quello che manca, oltre alle ingenti risorse necessarie per fare qualunque cosa che il Congresso americano è riluttante ad assegnare alla NASA vista la crisi e l’incombente “fiscal cliff”, «è un programma, un sogno, una visione da realizzare», afferma all’Ap John Logsdon, esperto americano di politiche spaziali. Se però l’Ente spaziale per eccellenza perde terreno rispetto, ad esempio, alla Russia non è tanto (o solo) colpa della NASA stessa ma dell’amministrazione Obama, che non ha obiettivi «e non può davvero credere che la gente si beva la missione dell’asteroide».

RESTA IL MARKETING. Che cosa resta dunque all’agenzia spaziale? Il marketing. Nasce così la partnership con Red Bull per lanciare Felix Baumgartner, quarantatreenne base jumper austriaco,da 39 chilometri di altezza (record assoluto) o la pubblicizzazione sempre più frequente dell’incredibile archivio di foto e video di pianeti, nebulose e così via raccolti grazie a nuovi telescopi spaziali potentissimi. Ma questo è niente, rispetto al progetto che a suo tempo aveva annunciato George W. Bush: aprire una  base spaziale permanente sulla Luna, preludio allo sbarco Usa su Marte. Un obiettivo in grado di scaldare i cuori degli americani e infranto da Obama, che una volta eletto ha subito fatto sapere che «non può funzionare». Come confermato dal rapporto degli esperti americani, il futuro di una «NASA alla deriva» è tutt’altro che roseo. E la delusione per la sua deriva commerciale è paragonabile solo alla chiusura del mitico programma Apollo a metà anni 70.