Assente a Sharm el-Sheikh, l’Iran rifiuta l’esplicita apertura del presidente americano a lavorare a un «accordo di pace». Ma stavolta si levano critiche anche dall’interno del regime
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian con la Guida suprema della Repubblica islamica, l’ayatollah Ali Khamenei, Teheran, 7 settembre 2025 (foto Ansa)
Capi di Stato e di governo in giro per il mondo avrebbero pagato per poter essere presenti a Sharm el-Sheikh lunedì scorso al summit per la firma della pace a Gaza, che ha visto rappresentate 30 nazioni e tre organizzazioni internazionali (Lega araba, Unione Europea e Onu). C’è invece uno Stato che ha rifiutato l’invito del presidente Al-Sisi e ha rintuzzato i corteggiamenti di Donald Trump: la Repubblica islamica dell’Iran.
Prima il presidente Masoud Pezeshkian e poi il ministro degli Esteri Abbas Araghchi hanno declinato l’invito egiziano caldeggiato da Trump in persona. Il ministro iraniano ha scritto su X: «L’Iran è grato per l’invito del presidente Al-Sisi a partecipare al vertice di Sharm el-Sheikh. Pur favorendo l’impegno diplomatico, né il presidente Pezeshkian né io possiamo interagire con le controparti che hanno attaccato il popolo iraniano e continuano a minacciarci e sanzionarci».
Iran is grateful for President El-Sisi's invitation to attend the Sharm El-Sheikh Summit. While favoring diplomatic engagement, neither President Pezeshkian nor I can engage with counterparts who have attacked the Iranian People and continue to threaten and sanction us.Having…