Multinazionali alla conquista del mondo

Il grafico della settimana

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“Ma quanto sono grosse queste multinazionali?”. Tante volte, sentendo citare il nome della General Motors o della Toyota, della Nestlé o della Coca Cola, di una o l’altra delle grandi imprese che hanno sedi operative e filiali in tutto il mondo e presentano tutti gli anni fatturati e dividendi a nove zeri, vi sarete posti la domanda di cui sopra. Un modo per farsi un’idea della taglia di questi giganti imprenditoriali c’è, per quanto un po’ approssimativo: si può provare a raffrontare il fatturato delle corporation -singolarmente o sommando più unità- col prodotto interno lordo (pil) degli Stati nazionali o di determinate regioni del mondo. Il raffronto è ancora più interessante se si paragonano pure il numero degli addetti delle multinazionali e quello degli abitanti dei vari paesi. Si scopre infatti che il giro di affari di aziende che danno lavoro a qualche centinaio di migliaio di dipendenti è superiore all’intero pil di paesi abitati da centinaia di milioni di persone. Ciò è facilmente riscontrabile nel confronto fra corporation e paesi del cosiddetto terzo mondo, ma anche il paragone con paesi ricchi riserva sorprese.

Le due tabelle che proponiamo in questa pagina elencano le 10 multinazionali più grandi del mondo e i dieci paesi più popolosi del terzo mondo. Il contrasto non potrebbe essere più netto: come si può vedere, con 161 miliardi di dollari la General Motors realizza da sola un fatturato che è quasi il triplo del pil di un paese di 134 milioni di abitanti come il Pakistan, il quadruplo di uno da 122 milioni come il Bangladesh e il quintuplo di uno da 115 milioni come la Nigeria. Ma è anche superiore al pil di paesi dell’Unione Europea come Grecia (122 miliardi), Portogallo (109) e Finlandia (127). Se si sommano i fatturati delle quattro corporation fra il quinto e l’ottavo posto (le giapponesi Mitsui, Itochu e Mitsubishi e l’americana Exxon), si vede che quattro aziende che occupano poco più di 150 mila dipendenti superano nettamente non solo il pil dell’India (357,4 miliardi di dollari), che ha 1 miliardo di abitanti, e dell’intera Africa sub-sahariana (311 miliardi di dollari), ma anche quello della Russia (394,9 miliardi).

La prima multinazionale italiana in classifica è, ovviamente, la FIAT, 34ma con un fatturato annuo di quasi 51 miliardi di dollari. Si tratta di una cifra superiore al pil di paesi popolosi e/o grandi produttori di materie prime come Bangladesh (44,1), Algeria (43,9) e Nigeria (33,4), o addirittura pari a sette volte il pil dell’Etiopia, che con 60 milioni di abitanti raggiunge appena 6,5 miliardi di dollari di prodotto interno lordo. Ancora più suggestivo il confronto con paesi europei: il fatturato della Fiat è quasi uguale al pil di un paese europeo di 51 milioni di abitanti come l’Ucraina (52,6) e quasi doppio di quello di un paese di 23 milioni di abitanti come la Romania (31,8 miliardi).

Se raffrontiamo le aree geografiche, i responsi non sono meno significativi: le prime 500 corporation del mondo (185 delle quali sono statunitensi e 100 giapponesi) realizzano un fatturato totale di 11.463 miliardi di dollari. E’ una cifra pari a più del doppio del pil totale dei paesi a medio reddito, dove vivono 2 miliardi e 900 milioni di persone che nel 1997 hanno prodotto una ricchezza pari a 5.400 miliardi di dollari. Per non parlare dei paesi a basso reddito: lì vivono 2 miliardi di persone che producono appena 712 miliardi di dollari annui di pil: 17 volte di meno delle 500 multinazionali! Ma anche i paesi ricchi devono fare i conti con questi giganti imprenditoriali: il pil dell’Europa dell’euro, pari a 6.815 miliardi di dollari, è solo poco più della metà della cifra di affari delle grandi 500.

E quella degli Stati Uniti (7.783 miliardi) è poco di più. Naturalmente non va dimenticato che la maggior parte delle multinazionali si trovano negli Usa (185), nell’Unione Europea (170) e in Giappone (100). Il terzo mondo per adesso ne conta solo 25, di 9 sud-coreane e 6 cinesi.

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