Monte dei Paschi di Siena, via libera ai Monti bond per 3,9 miliardi. Basterà per salvarla?

La misura è un palliativo: sono ancora troppe le incertezze che aleggiano sulla solidità finanziaria di Banca Mps dopo l’operazione Antonveneta e sulle sorti dei 4600 lavoratori in esubero da oggi al 2015.

Non saranno certo i Monti bond a salvaguardare i dipendenti in esubero del Monte dei Paschi di Siena. Il secondo intervento pubblico (dopo quello del 2009 con i Tremonti bond) a sostegno di Banca Mps, infatti, che prevede la sottoscrizione da parte dello Stato italiano di strumenti ibridi di capitale per 3,9 miliardi di euro, consentirà semplicemente all’istituto di Rocca Salimbeni di proseguire l’attività di raccolta, diluendo di fatto nel tempo il debito generato a sua volta con i Tremonti bond. Dei 3,9 miliardi di titoli che potranno essere emessi dal gruppo entro marzo prossimo, infatti, 1,9 rimpiazzeranno né più né meno i vecchi Tremonti bond, mentre i rimanenti 2 costituiranno nuove emissioni. L’interesse che il Monte dei Paschi dovrà corrispondere allo Stato è del 10 per cento. Il che significa che Mps dovrà sborsare ulteriori 170 milioni sui vecchi Tremonti bond, un conto che salirà a 400 milioni a marzo 2013. Così stabilisce l’emendamento inserito dal governo venerdì scorso al ddl stabilità.

IL PIANO DI RISTRUTTURAZIONE. Ieri è arrivato l’ok di Bruxelles all’operazione, che consente al Monte dei Paschi di raggiungere quel 9 per cento di Core Tier 1 (il coefficiente di patrimonializzazione) indicato come necessario dall’Eba: la Commissione ha detto sì, a patto che Banca Mps presenti un serio piano di ristrutturazione entro sei mesi. Il governo italiano, invece, spiega il Sole 24 Ore, ha chiesto ai vertici dell’istituto di convocare un’assemblea straordinaria per «deliberare preventivamente un teorico aumento di capitale», finalizzato alla conversione dei Monti bond e per l’emissione di nuove azioni legate al pagamento degli interessi. Quello che però non è dato sapere è, anzitutto, cosa potrebbe succedere in caso di perdita o mancati utili da parte della banca: il decreto sulla spending review prevedeva che i Monti bond fossero rimborsati in azioni, un’ipotesi che consentirebbe al Tesoro di entrare con il 16 per cento in Mps, diventando così secondo azionista dopo la Fondazione (che è al 34, 9 per cento).

GLI ESUBERI. Allo stesso modo non sono ancora giunte risposte e garanzie sulle sorti dei 4.600 esuberi tra i dipendenti che dovrebbero interessare il gruppo, qualora fossero confermati i piani che da qui al 2015 prevedono la chiusura di 400 filiali. Inizialmente si era parlato di esternalizzare le risorse del back-office a società che avrebbero lavorato conto terzi. I diretti interessati, però, hanno smentito. Ora, sembrano essersi riaperti i margini della trattativa con i sindacati di categoria (il più agguerrito è ancora la Fisac Cgil), ma è il gruppo a dover fare i primi passi, avanzando proposte adeguate.

UN BUCO DA 17 MILIARDI. A pesare sul “groppone” di Rocca Salimbeni, del suo presidente Alessandro Profumo e dell’ad Fabrizio Viola sono ancora i 17 miliardi complessivi sborsati al venditore Banco Santander nell’ambito dell’operazione per l’acquisto di Banca Antonveneta del 2008. Allora Mps aveva parlato di una cifra superiore a 9,23 miliardi. Settimana scorsa l’Espresso ha detto che «da Siena partirono in direzione di varie entità del gruppo spagnolo otto pagamenti per una cifra superiore complessivamente a 17 miliardi di euro». Una notizia che, per ora, non è ancora stata smentita.

GRANE ANCHE PER IL BASKET. La Procura di Siena intanto ha avviato un’indagine sulla Mens Sana, la squadra di basket della città di Siena, per presunte frodi fiscali nei pagamenti in nero degli emolumenti su conti esteri ai suoi atleti. Ieri mattina, infatti, i finanzieri si sono presentati nella sede della società sportiva.