«Limitare l’uso del contante è una scelta illogica e ideologica»

«Così si frena l’economia». Intervista a Luca Patané, presidente di Federviaggio e capo di Uvet-American Express

Tempo di vacanze e i turisti tornano in Italia. Peccato, però, che rischiano di non poter comprare tutto quello che vogliono se non hanno con sé una carta di credito ma solo contanti. Il limite a 1.000 euro introdotto dal governo Monti sulle transazioni colpisce infatti non solo i cittadini italiani, ma anche quelli comunitari, mentre in Spagna il limite è a 2.500 euro e in Francia a 3.000. Con grave danno per i commercianti e gli albergatori.
«Una scelta illogica e ideologica», per Luca Patané, presidente di Federviaggio, la federazione che riunisce le imprese della filiera produttiva del turismo organizzato e capo del colosso dei servizi per i viaggi d’affari Uvet-American Express, gruppo legato proprio ad una delle più importanti card al mondo.

Patané, il limite al contante frena il turismo?
Eccome. Le faccio un esempio personale: oggi ero in giro per fare un regalo e ho visto una donna, una turista, entrare in un negozio per comprare una borsa che costava più di mille euro; lei aveva solo contanti e non la carta di credito. Ebbene non ha potuto comprare la borsa. Forse quella stessa borsa invece la comprerà domani a Parigi. Ma avrebbe dovuto vedere la faccia devastata del negoziante, che sapeva che quello sarebbe stato l’incasso della giornata e così non è stato.

Cosa pensa della decisione di limitare l’uso del contante?
È stata una scelta illogica e ideologica, personalmente non la capisco affatto. Oltretutto, come ho potuto constatare direttamente di persona, ha l’effetto reale di frenare l’economia.

Il precedente governo ha giustificato il ricorso alla moneta elettronica con l’importanza di contrastare il nero e l’evasione fiscale.
Ma cosa ha prodotto? Guardiamo i fatti e non i pensieri. È legittimo che qualsiasi esecutivo voglia contrastare l’evasione fiscale ma così si è depressa ulteriormente l’economia. E lo stesso effetto hanno avuto le tasse sulle barche, i suv e i velivoli: le vendite sono diminuite.

Ma scusi, lei non dovrebbe difendere gli interessi della moneta elettronica e del ricorso alle carte di credito?
È vero, ma in realtà penso che si tratti di strumenti complementari. Io nel mio lavoro ricorro per l’85 per cento delle transazioni alla moneta elettronica e alle carte di credito ma perché impedire l’uso del contante a chi vuole usarlo? È una questione di libertà e non ideologica.

Serve un’intervento dell’Unione europea per uniformare le regole in Europa?
Servirebbe almeno per permettere ai paesi di competere alle stesse condizioni.