Ministri spia?Of course

Vladimir Bukovsky, ex dissidente e primo autore ad aver avuto
accesso agli archivi sovietici, non ha dubbi: il KGB reclutava
fra i diplomatici e gli alti funzionari occidentali. E adesso che escono
i primi nomi, bisogna premere sul governo russo perché
apra gli archivi e dica tutto sugli affari PCI-Mosca

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Cambridge. Vladimir Bukovsky, celebre dissidente che fu imprigionato per dodici anni in un lager sovietico, liberato grazie a uno scambio con il comunista cileno Louis Corvalan, oggi vive e lavora in Gran Bretagna. Nel 1995 ha scritto “Processo a Mosca”, un libro che svela molte complicità di ambienti occidentali con l’Unione Sovietica a partire da documenti sovietici che l’intellettuale russo ha potuto esaminare. In quell’opera Bukovsky esprime il giudizio che “Mani Pulite” altro non sia stata che una manovra ispirata dal Partito comunista italiano per distrarre l’opinione pubblica dalle incipienti rivelazioni sui finanziamenti a suo favore provenienti dal Pcus e sugli inquietanti rapporti tra Pci e Kgb dal dopoguerra fino alla fine degli anni ’80. Alcune pagine del libro, nelle quali si parla diffusamente dei corsi per radioamatori organizzati dal KGB per militanti comunisti italiani, hanno poi ricevuto ripetute e clamorose conferme negli anni successivi. A lui ci siamo rivolti per un commento sui recenti sviluppi dell’affare “Mitrokhin Archive” in Italia.

Nel suo libro “Processo a Mosca” lei afferma che in qualche modo “Mani Pulite” è stata messa in piedi per occultare la vicenda, che in quegli anni stava emergendo, dei finanziamenti sovietici al PCI e di altre forme di assistenza. Ma in questo momento stanno venendo alla luce molte rivelazioni a proposito dei rapporti fra comunisti italiani e sovietici, e non solo riguardanti finanziamenti, ma anche spionaggio. Cosa sta succedendo?

Succede che non si possono nascondere le cose per sempre. Puoi ingannare certe persone per molto tempo, puoi ingannare tutti per un breve periodo, ma non puoi ingannare tutti per sempre. “Mani Pulite” ha aiutato i comunisti italiani a nascondere quel che c’era dietro per un certo tempo e ad arrivare al potere; da questo punto di vista l’operazione ha avuto successo. Ma la speranza che la verità si potesse nascondere per sempre era vana: prima o poi queste cose vengono fuori. Spero che ciò aiuti l’elettorato a rivedere il suo atteggiamento nei confronti dei post-comunisti.

Molta gente si sta chiedendo: perché soltanto adesso? I documenti del Mitrokhin Archive sono stati consegnati alle autorità italiane da quelle britanniche nel 1996, ma soltanto adesso stanno diventando di dominio pubblico e di essi si occuperà la Commissione parlamentare per i servizi segreti. Perché tutto questo ritardo?

All’inizio i britannici sono stati molto lenti, da quel che capisco gli ci sono voluti molti anni per studiare i documenti e verificare la loro veridicità. Il loro atteggiamento, d’altra parte, è comprensibile: non volevano che fosse pubblicato materiale che loro non avevano verificato, e per farlo ci sono voluti diversi anni. Inoltre, si tratta pur sempre di servizi segreti, che hanno le loro priorità, e la prima è quella di catturare spie. Perciò non volevano che certe cose fossero subito rivelate, al fine di preservare la possibilità di processare queste spie o catturarle. L’identità di Mitrokhin è stata nascosta per molto tempo, perché se fosse stata rivelata molte persone si sarebbero allarmate. Sono i giochi dei servizi segreti, una materia di cui non sono esperto; e quando infine gli inglesi hanno trasmesso il materiale agli altri paesi, anche in questo caso è trascorso del tempo, perché i servizi segreti dei vari paesi hanno ripetuto lo stesso procedimento. Inevitabilmente la pubblicazione del libro ne è stata ritardata, ma non credo che si sia trattato di un ritardo intenzionale motivato da strumentalizzazioni politiche. Se c’erano possibilità di speculazione politica, sarebbero state sfruttate subito.

In questi giorni in Italia è venuta a galla la notizia che per anni un ministro attualmente in carica è stato indagato in quanto sospettato di essere una spia sovietica, e alla fine è stato assolto da ogni sospetto; lei crede che ci possano essere state spie sovietiche fra ministri o alti dirigenti italiani?

È sicuramente possibile, e non solo nel caso dell’Italia, ma di molti paesi. Ci sono alcuni indizi nei documenti Mitrokhin di tentativi di compromettere, reclutare o rendere ricattabili ambasciatori di alto livello o figure diplomatiche. In tutti i paesi di cui leggiamo ci sono stati casi di questo tipo e sono stati fatti tentativi. Così non mi stupirei se voi scopriste che parecchia gente nei ministeri in Italia, Francia o Germania era stata reclutata.

Dove dobbiamo cercare le prove di questi rapporti? Gli archivi che le contengono esistono ancora o sono stati distrutti?

Nessun archivio è stato distrutto, e certamente nessuno contenente materiale di questo genere. Mitrokhin ha copiato alcune cose, ma non tutto, perché si tratta di grossi archivi. Ha lavorato là per 40 anni e ha copiato tutto quello che ha potuto, ma non ha copiato tutto. Gli archivi sono ancora a Mosca. Perciò la cosa da fare è la seguente: i governi occidentali devono chiedere ufficialmente al governo russo di aprire tutti gli archivi rilevanti in materia. Ci vorrebbe uno sforzo diplomatico congiunto di tutti i paesi per indurre i russi a rivelare tutto e a chiarire tutto. È disonesto, da parte dei governanti russi, continuare ad occultare i segreti comunisti. Finché nascondono segreti comunisti, l’Occidente non può fidarsi di loro.

Per quanto riguarda le questioni attinenti ai comunisti italiani, dove dovremmo cercare, a cosa dovremmo rivolgere la nostra attenzione?

Ovviamente il passato del Partito comunista italiano dovrebbe essere attentamente studiato ed esaminato. Ci sono stati affari, finanziari e non solo, fra Mosca e il PCI, che dovrebbero essere attentamente analizzati per scoprire che tipo di strutture siano sopravvissute dopo il 1991. Perché prima del ’91 c’erano indubbiamente delle strutture, particolarmente commerciali, che poi si sono trasformate in società d’affari semi-legali. Queste strutture devono essere portate alla luce e studiate, e se in passato hanno commesso reati finanziari, devono essere rinviate a giudizio.

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