Milano. Il “caso Sumaya” e il “problema islamico” nel Pd

Se vincesse Sala, l’esponente del mondo islamico entrerebbe in consiglio. Ma lei non è l’unica a imbarazzare il Pd milanese

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Milano. Continua a far discutere il caso di Sumaya Abdel Qader, sociologa musulmana di origini giordano-palestinesi. Nel caso in cui al ballottaggio vincesse Beppe Sala, Sumaya entrerà in consiglio comunale. Come si ricorderà, la sua candidatura aveva allarmato diversi esponenti del mondo cittadino milanese perché nella famiglia d’origine della giovane non si nascondono simpatie nei confronti di organizzazioni come Hamas. Anche ieri, il consigliere Matteo Forte (Ap) è tornato ad attaccare, invitando i cittadini a farsi un giro sui profili dei social network della madre di Sumaya, dove si trovano numerosi messaggi in cui «si inneggia alla resistenza palestinese». In un post compaiono uomini incappucciati in tuta in mimetica, armati di mitra e lanciarazzi, in un altro i leader storici di Hamas, in un altro ancora l’ex presidente egiziano Morsi. Informato, ieri Sala ha preso tempo: «Non ho visto e per rispetto a Sumaya fatemi verificare prima di commentare».
Sono dati di fatto che dovrebbero far riflettere, così come il fatto che a Milano fra le due candidate musulmane del Pd Sumaya ha raccolto più voti di Maryan Ismail, somala, un profilo decisamente più moderato. Ma Maryan, anche se Sala vincesse, non entrerà in consiglio.

DISTRUGGI ISRAELE. Sul Foglio oggi in edicola, Cristina Giudici racconta un altro paio di cose interessanti. Innanzitutto che «solo pochi giorni fa Sameh Meligy, giovane informatico egiziano membro dell’alleanza islamica d’Italia (di cui il presidente dell’Ucoii Ezzedine Elzir è membro del Consiglio dei saggi) è riapparso pochi giorni fa in un mercato rionale con Sumaya Abdel Qader, Majorino e Beppe Sala mentre distribuiva volantini per sostenere la battaglia del ballottaggio. Meligy era stato epurato dalla lista del Pd per il consiglio di zona 4 dopo che il Foglio aveva pubblicato un suo post in cui appare abbracciato a Tareq Suwaidan – il predicatore yemenita rifugiato in Kuwait noto per le sue invocazioni a favore della distruzione di Israele».

SUMAYA E L’ARCIGAY. Il secondo fatto raccontato dal Foglio riguarda una gaffe di Sala che, due giorni fa, alla fiaccolata in onore delle vittime di Orlando ha presentato Sumaya agli esponenti dell’Arcigay: «Per i prossimi cinque anni dovremo lavorare con lei». Nota giustamente il Foglio: «Non si pretende che lui (Sala, ndr) conosca il Corano, ma l’alleanza del Pd con l’anima ultraconservatrice e islamista della comunità musulmana che invoca la situazione di Israele e punisce l’omosessualità resta un enigma».

Foto Ansa

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