Da manager a imprenditore per salvare azienda e dipendenti dalla chiusura. Il caso Micron

Sergio Galbiati ha lasciato il posto in Micron (semiconduttori) e ha rilevato con un socio tedesco il sito in dismissione di Avezzano. «Vogliamo diventare i primi in Europa»

Sergio Galbiati è un ex manager di Micron, grossa multinazionale specializzata in fabbricazione di memorie e tecnologie di semiconduttori, che si è dimesso dalla sua carica per diventare imprenditore e rilevare lo stabilimento di Avezzano, che rischiava la chiusura. La sua vita d’imprenditore e di uomo cambia quando il colosso americano annuncia la volontà di interrompere la produzione nella sede italiana di Avezzano, nella Marsica abruzzese, gettando nello sconforto gli oltre 1.600 dipendenti. Dopo un anno e mezzo di scioperi, manifestazioni, proteste e trattative si fa avanti una piccola realtà tedesca, la LFoundry, che manifesta interesse nei confronti del polo produttivo abruzzese: «A quell’epoca ero vicepresidente di Micron Ink e country manager per l’Italia – racconta Galbiati a tempi.it – Da due anni mi stavo occupando di un’acquisizione molto importante di Micron e avevo lasciato la responsabilità diretta del sito di Avezzano. Ma quando LFoundry si è fatta avanti mi sono trovato davanti a un bivio: rimanere in Micron e occuparmi delle sedi italiane rimanenti, all’indomani della cessione del sito di Avezzano ai tedeschi, oppure diventare l’artefice principale dell’acquisizione insieme ai tedeschi».

Ha scelto di lasciare “il posto sicuro” e diventare imprenditore, perché?
Avevo due possibilità: lasciare che la società tedesca acquisisse totalmente il sito di Avezzano, con il rischio però che una realtà piccola ne acquisisse una più grande, oppure giocare la partita come manager di Micron con una controproposta di compartecipazione nella nuova società. Ho scelto la seconda strada e da lì è cominciata una nuova avventura. Io e altri manager di primo livello del sito di Avezzano abbiamo creato una compagnia italiana, la Marsica Innovation, che detiene il 51 per cento della sede abruzzese. Ma l’intenzione è quella di trasferire una parte significativa della mia quota ai dipendenti.

Perché?
Perché sono convinto che in Italia sia necessario eliminare la distinzione tra padrone e lavoratore che consente al padrone di essere tale. Sono fermamente intenzionato a cedere il 20 per cento della mia quota all’interno dell’azienda, per coinvolgere i dipendenti anche nelle fasi decisionali.

Come sta andando il nuovo progetto?
Bene, anche se rimane il problema dell’esubero di dipendenti. Stiamo discutendo con il Ministero del lavoro e con il Ministero delle attività produttive per gestire questa fase, che speriamo sia solo transitoria. Attualmente abbiamo un solo cliente ma speriamo di allargarci presto al mercato, per tornare ai livelli produttivi di un tempo, prima che Micron decidesse d’interrompere la produzione ad Avezzano. Se riusciremo nel nostro intento le persone che oggi lavorano part-time o sono soggette a cassa integrazione potranno tornare a lavorare a tempo pieno. Noi crediamo molto nel contributo individuale delle persone, che non è legato solo all’inquadramento contrattuale. Abbiamo chiesto a tutti i dipendenti, a partire dalla dirigenza, una riduzione volontaria dello stipendio del 30 per cento e la richiesta è stata accolta positivamente. Davanti a noi abbiamo grosse sfide, vogliamo diventare la più grossa azienda di fornitura di tecnologia al silicio in Europa e sfidare il mercato mediorientale.