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“Mi passi la Gazzetta per favore” e altri inediti di poeti molesti in anteprima

settembre 27, 2014 Antonio Gurrado

Anticipazione delle migliori poesie del prossimo cinquantennio. Quando i pasdaran del vigintisillabo se la vedranno infine con i pionieri della pagina bianca

poesia-versiPer celebrare degnamente il cinquantennale di una celebre collana di candidi libricini di poesia è uscito un volume d’occasione che raccoglie poesie inedite di cinquanta poeti già pubblicati nella medesima collana dal 1964 al 2014. Siamo però in grado di solleticare il palato degli intenditori fornendo un’anticipazione del volume successivo, che fornisce una mappatura dei principali poeti italiani pubblicati dal 2014 al 2064.

Spicca la polarizzazione fra massimalisti e minimalisti, entrambi gruppi fedeli a una rigorosa scansione metrica pur senza incorrere nel formalismo di un Paradiso Agostini il quale, nel tentativo di non discostarsi dalla metrica classica, altro non pubblicò che versi di questo tenore: «Dattilo spondeo/ dattilo spondeo/ dattilo/ spondeo». Agostini fu celebre altresì per la formazione accademica; nutrito a convegni intitolati “Ricordando gli antichi maestri”, “Ricordando gli allievi degli antichi maestri”, “Ricordando i dottorandi raccomandati dagli allievi degli antichi maestri”, produsse poesie già corredate di apparato critico, note, varianti e date disponibili per organizzare la propria stessa commemorazione.

Teoria dei massimalisti era di estendere la metrica oltre i confini usuali, affiancando agli endecasillabi dodecasillabi, tridecasillabi, vigintisillabi e cinquantasillabi. Ebbero scarsa fortuna per quanto innegabile fosse la fama attinta da Scarsello Flamini, il quale perì com’è noto nel tentativo di ultimare un verso di ottantaquattro sillabe. Ne aveva scritte tre.

Al contrario i minimalisti si distinsero nel tentativo di cercare il minimo comun denominatore della metrica con poesie di un solo verso («L’altro giorno ho fatto un salto da Intimissimi»), di una sola parola («Intimissimi»), di una sola lettera («I»). L’autore di quest’ultima, Geremia Sbilenchi, fece scalpore per aver pubblicato una raccolta costituita dalla sola copertina e fu ferocemente criticato dall’esponente dell’ala oltranzista del movimento, uomo di cui non ci sono note nemmeno le iniziali e che, con grande fierezza, non pubblicò mai nulla. Altri poeti minimalisti si distinsero per la scelta vieppiù radicale di non scrivere alcunché ma gli storici della letteratura propendono per classificarli nella corrente a sé stante degli analfabeti.

Allontanarsi dalla linea gialla
Per il verso libero spicca la poesia urbana del collettivo degli iperrealisti, a cominciare da Attenzione a Rogoredo: «Attenzione/ treno in transito sul binario/ tre/ allontanarsi dalla linea gialla/ la vettura non effettua/ servizio passeggeri/ ci scusiamo per il disagio/ din-don». La corrente dei molesti è invece ben esemplificata dal ritmo serrato di «Offrimi un caffè/ che oggi non ho spicci/ domani ti porto io al bar dei cinesi/ che comunque lo fa buono/ anche se è un po’ lontano/ hai presente piazzale Lotto/ ecco è da tutt’altra parte». Caratteristica saliente delle poesie dei molesti (da Mi passi la Gazzetta per favore a Ah, era tua? Non me ne sono accorto) è che, lette la seconda volta, puzzano.

Non mancano le poetesse, purtroppo. Quanto al resto, non si possono tacere gli sforzi avanguardisti di Maffeo Scipioni e Quirino Girolami. Scipioni riporta la poesia al grado zero scrivendola direttamente in prosa per pagine e pagine. I suoi versi assumono la forma ora di racconti, ora di romanzi, talvolta di istruzioni per l’uso della lavastoviglie e in un caso di elenco telefonico della provincia di Isernia. La sua opera più famosa è Elementi di fluidodinamica, del tutto indistinguibile da un saggio di elementi di fluidodinamica.

La sua capacità mimetica è superata solo da quella di Girolami. Sentite la sua San Martino: «La nebbia agli irti colli/ piovigginando sale/ e sopra il maestrale/ urla e biancheggia il mar». L’autore del Cinque maggio e de L’infinito intende così ridare dignità poetica ai versi che abbiamo imparato alle elementari, come lui stesso ha dichiarato ultimando la faticosa composizione di «M’illumino d’immenso/ eccetera eccetera».

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