Mercenari rossi in salsa cubana

Fra i “mastini della guerra” anche i soldati di Fidel Castro

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Non si deve credere che il fenomeno dei mercenari rappresenti un puro e semplice pendant della mentalità colonialista e un prodotto della privatizzazione della sicurezza e dell’attività militare. In realtà sono sempre esistiti e ancora esistono, in Africa, anche mercenari comunisti. Sono infatti riapparsi da poche settimane, nel Congo Brazzaville e in Angola, alcune centinaia di militari cubani che possono essere definiti, oggi come vent’anni fa, “mercenari di Stato”. Nel primo paese gli uomini dell’Avana garantiscono la sicurezza personale del presidente Dennis Sassou Nguesso, nel secondo organizzano la difesa delle installazioni petrolifere della regione di Soyo contro eventuali assalti dei guerriglieri dell’Unita. In quest’ultimo caso si è trattato di un modesto ritorno: fra il 1975 e il 1989 in Angola erano stati presenti dai 20 ai 40 mila cubani, a seconda dei momenti, per sostenere, anche allora, lo sforzo governativo contro l’Unita foraggiata dal Sudafrica dell’apartheid. Ma già allora la solidarietà internazionalista costava 300 dollari al mese per soldato, che il governo angolano pagava grazie alla rendita petrolifera direttamente nelle mani di Fidel Castro. Tariffe simili erano state pagate ai cubani anche in Ogaden ed Eritrea, dove avevano combattuto per il regime etiopico filo-sovietico di Menghistu.

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