Meno diseguaglianza grazie alla

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“Questi contestatori vogliono salvare i paesi in via di sviluppo dallo sviluppo”, ha ironizzato il mese scorso il presidente messicano Zedillo commentando le proteste dei manifestanti al Forum economico mondiale di Davos. E le sue parole non sembrano essere, almeno per alcuni aspetti, lontane dalla verità. Molti degli atti di accusa che vengono elevati contro la globalizzazione economica non corrispondono alla realtà, e sulla materia è già disponibile una discreta quantità di letteratura scientifica che non mancheremo di proporvi. Per esempio non sembra corrispondere alla realtà una delle accuse più diffuse e accettate acriticamente, quella secondo cui la globalizzazione sta accentuando il divario fra ricchi e poveri. L’ha smentita, appena pochi giorni fa, la prestigiosa Oxford Review of Economic Policy, ripresa dal Financial Times.

Le accuse si fondano principalmente su un dato che nessuno contesta, quello che illustra come dal 1960 ad oggi le differenze fra i più ricchi in assoluto e i più poveri in assoluto si siano accentuate. Il differenziale fra il reddito del 20 per cento di popolazione mondiale più povera e il reddito del 20 per cento di popolazione più ricca è passato, fra il 1960 e il 1994, da 1 a 48 a 1 a 78. Questo è un fatto inoppugnabile, ma è inoppugnabile anche il seguente: che gli anni Ottanta e Novanta sono stati i primi due decenni degli ultimi due secoli nei quali l’ineguaglianza globale (quella cioè che tiene conto di tutti e cinque i “quintili” di popolazione suddivisi secondo il reddito) è diminuita, come si vede nel grafico in questa pagina che mostra l’andamento dei coefficienti Gini della distribuzione mondiale dei redditi. L’indice Gini è lo strumento scientifico che misura il grado di disuguaglianza dei redditi in un dato sistema economico rispetto a una teorica distribuzione perfettamente uguale. Zero indica uguaglianza perfetta, 1 indica diseguaglianza assoluta. Ebbene, questo indice è andato quasi costantemente crescendo dal 1800 in poi. Nel 1900 era già pari a 0,4 e all’inizio degli anni Ottanta ha toccato il picco storico di 0,55. Ma da quel momento è cominciata la discesa, e adesso ci ritroviamo, con un valore di 0,5, di nuovo ai livelli dei primi anni Sessanta. Guarda caso, gli anni della decrescente diseguaglianza sono proprio quelli che coincidono col salto di qualità della globalizzazione. E il paese che ha dato il più grosso contributo al riequilibrio planetario dei reditti è la Cina popolare, la cui crescente integrazione all’economia mondiale ha avuto come risultato la crescita media del 7,7 per cento annuo dei consumi privati pro capite fra il 1980 e il 1997. Perciò il miliardo e passa di cinesi che si trovavano nel 60 per cento più povero della popolazione mondiale ha migliorato la sua posizione nei riguardi dei sudamericani e degli abitanti dei paesi ex comunisti dei quintili centrali (quelli fra il 40 e l’80 per cento).

Morale della favola: la Cina, grazie alla globalizzazione, sta combattendo la povertà e la diseguaglianza, e Zedillo ha ragione a fare dell’ironia.

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