In Francia si sposano Bruno e Vincent. Ma nel resto del mondo i gay non si sposano più

Fatta la legge, cala l’entusiasmo. Secondo uno studio olandese, dopo dieci anni di matrimoni gay «appena una coppia omosessuale su cinque risulta sposata». Stesso trend in Spagna e Inghilterra

Secondo Roberto Volpi, statistico esperto di demografia e temi socio-sanitari, «si profila, all’interno dell’“inverno” del matrimonio, il fallimento di quello omosessuale. Se proprio quel fallimento non è già nelle cose. A dirlo sono come sempre i numeri». In un articolo che appare oggi sul Foglio, Volpi riporta gli esiti di uno studio di William C. Duncan dell’Institute for Marriage and Public Policy condotto a dieci anni dall’introduzione del matrimonio omosessuale in Olanda, legalizzato nel 2001. E la conclusione di Duncan è che dopo dieci anni dall’approvazione della norma, «approssimativamente 9 su 10 persone gay e lesbiche in Olanda ancora non hanno deciso di contrarre un matrimonio legale». Brutta notizia per gli attivisti della causa Lgbt, e proprio nel giorno in cui i media di tutto il mondo celebrano in pompa magna il “sì” di Bruno e Vincent (nelle foto in questa pagina), “i primi sposi gay di Francia“.

2 SU 10 CONTRO 8 SU 10. Secondo la sintesi di Volpi, la ricerca olandese mostra che oggi, nel paese che ha inventato le nozze tra persone dello stesso sesso, dopo un decennio in flessione «appena una coppia omosessuale su cinque (che dunque già convive) risulta sposata. Niente a che vedere con l’analogo dato riguardante le coppie etero, che risultano sposate nella proporzione di otto su dieci».

SPAGNA E INGHILTERRA. Simile disinteresse si registra – continua l’articolo – anche negli altri paesi che nel tempo hanno seguito l'”esempio” olandese. Scrive Volpi: «In Spagna, dopo la punta di oltre 4 mila nel 2006, primo anno dopo l’approvazione nel 2005, la cifra dei matrimoni omosessuali si è assestata sopra i 3 mila senza più superare i 3.500 all’anno: cifre nettamente inferiori anche rispetto alla più contenuta delle previsioni. Stesso andamento in Inghilterra: boom nel primo anno (anche lì il 2006) dopo quello dell’approvazione [delle unioni civili (il matrimonio è in corso di approvazione)], poi un calo progressivo e un assestamento che [le] ha portate a pesare per poco più del 2 per cento sul totale dei matrimoni. Proporzione del 2 per cento attorno alla quale si assestano, e spesso al di sotto, anche gli altri paesi europei dov’è stato introdotto».

TRIONFO SOLO MEDIATICO. La ragione del flop? Nello studio di Duncan è Vera Bergkamp, «capo di una organizzazione olandese per i diritti dei gay», a tentare di spiegare questa «mancanza di entusiasmo matrimoniale (nuptial enthusiasm) tra le coppie gay». I motivi sarebbero tre, secondo la Bergkamp: «Minore pressione sugli omosessuali esercitata da famiglia e amici; meno coppie gay che si sposano per avere bambini delle corrispondenti coppie eterosessuali; più individualismo e meno orientamento alla famiglia tra molti omosessuali». Insomma, chiosa Volpi, «dopo l’orgoglio, la lotta, il riconoscimento, il giubilo per la vittoria del riconoscimento del “diritto a sposarsi”», i gay «si sposano assai meno di quanto lo facciano gli eterosessuali – che praticamente non si sposano più. E questo per le più che ovvie ragioni spiegate da loro stessi». Come prevedibile, «i trionfi del matrimonio omosessuale, dunque, appaiono soprattutto mediatici e preventivi».