Marilyn, l’insostenibile fragilità di un mito

La locandina del film Marilyn, in uscita il prossimo 1° giugno, sembrerebbe suggerire che ci troviamo di fronte all’ennesimo tentativo documentaristico di raccontare la vita della star più bella e misteriosa che abbia mai calcato i set hollywoodiani, Marylin Monroe. Ma sono sufficienti pochi secondi per rendersi conto che la splendida creatura bionda è in realtà Michelle Williams, l’attrice che veste i panni dell’interprete scomparsa tragicamente il 5 agosto del 1962. È lei l’anima di questo film, esattamente come lo era Marylin Monroe in tutte le pellicole, epocali e non, che ha interpretato nella sua breve e intensa carriera.

La pellicola diretta da Simon Curtis è ispirata al libro My Week With Marilyn, opera dello scrittore Colin Clark, che ebbe la fortuna di lavorare come terzo assistente alla regia sul set del film Il principe e la ballerina, di cui Marilyn Monroe era produttrice (per la prima e ultima volta) e Sir Laurence Oliver protagonista e regista. Clark raccontò la sua esperienza indimenticabile in due libri: nel primo si concentrò sul difficilissimo rapporto tra un uomo di teatro, conservatore e impegnato come Oliver, e la Monroe, attrice bellissima e talentuosa, ma insicura e priva di qualunque regola, succube degli psicofarmaci e di un’insegnante a favore del Metodo Stanislavskij. Il secondo libro, invece, racconta la sua brevissima storia d’amore e tenerezza con la Monroe, a cui per una settimana intera dedicò le sue attenzioni e le sue ore accompagnandola nella campagna inglese e difendendola dalle pressioni esterne. Non sappiamo se la storia raccontata sia frutto della fantasia di Clark o meno, ma il libro naturalmente diventò in breve tempo un bestseller e ora anche un film.

L’interpretazione di Michelle Williams è impressionante, si concede al suo personaggio senza il timore di trasformarlo in una macchietta, pur correndone fortemente il rischio. Non ha le curve di Marilyn e nemmeno la sua presenza scenica, in alcuni punti sembra eccessivamente infantile e ingenua, ma è proprio così che gli spettatori immaginano Norma Jeane, bella e fragile come un cristallo. Accanto alla Williams, Kenneth Branagh si misura con un’icona del teatro brittannico e rivela tutte le sue ottime doti attoriali e la poliedricità che lo contraddistingue. Si fa notare anche il giovane Eddie Redmayne nei panni dello scrittore Clark, ma la vera sorpresa è Emma Watson, che con questo film si scrolla definitivamente di dosso il ruolo di Ermione in Harry Potter: bellissima ed espressiva con il suo viso fresco e teneramente inglese.

Marilyn sta tutto qui, nella prova entusiasmante dei suoi attori, che fa dimenticare una regia un po’ troppo scolastica e una sceneggiatura inadeguata alla storia e alle capacità attoriali del cast. Non è di certo l’opera svelatrice e definitiva su Marilyn Monroe, mito destinato a rimanere inavvicinabile e impalpabile nei secoli, ma è un film godibile e di buon livello che, attraverso l’espediente di una storia sconosciuta, prova a raccontare l’intimità di una donna fragile, in costante bilico tra l’amore per la fama e il successo e la paura di essere inghiottita in quel buco nero che la tormentò fino a portarla alla morte.

Vale il prezzo del biglietto? Si, passerete una piacevole serata
Chi lo amerà? I patiti di biopic e i fan di Michelle Williams dai tempi di Dawson’s Creek
A chi non piacerà? A chi sa tutto su Marilyn Monroe