Il Paese dei Normali
Maria, professione vivere
Maria ha novant’anni e una definizione semplice della giornata. Alzarsi, lavarsi, vestirsi, mangiare, uscire se le gambe collaborano.
Non chiama questo resistere. Lo chiama vivere.
Il corpo non è più quello di una volta. Le mani tremano, le scale si fanno lente, la memoria ogni tanto si distrae. Ma Maria tratta ogni capacità rimasta come un’eredità preziosa.
Cammina con passi piccoli. Si ferma spesso. Non per stanchezza soltanto, ma per guardare.
Dice che la fretta è un privilegio dei giovani.
Nessun segreto
Ogni mattina legge il giornale con gli occhiali appoggiati sulla punta del naso. Non capisce tutte le notizie, ma vuole sapere cosa succede nel mondo in cui è ancora presente.
Le nipoti le chiedono qual è il segreto per arrivare a novant’anni così. Maria ride.
Dice che non c’è nessun segreto. Solo un compito.
Continuare.
Finché una mano riesce ad aprire una finestra. Finché una voce riesce a dire buongiorno. Finché una persona riesce a riconoscere il sole quando entra nella stanza.
Una presenza nel mondo
La mattina mette l’acqua sul fuoco per il caffè come faceva quarant’anni fa. Non per abitudine soltanto. Per dire alla casa che il giorno è cominciato. Ogni gesto ha la calma di chi non deve dimostrare nulla.
Quando esce, saluta tutti. Non sempre riceve risposta. Non importa. Dice che il saluto è una forma minima di presenza nel mondo.
Maria vive con ciò che resta.
E quel resto è ancora moltissimo.
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