Mancino, le norme antiribaltone e la grande corsa al Colle

Terrazze romane 16

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Incoraggiato dal flop del referendum antiproporzionale avversato dal suo partito, che è il Ppi, il Presidente del Senato Nicola Mancino ha azzardato un programma come candidato al Quirinale. Ha detto: “Quando chi, chiamato a governare, dovesse perdere per strada la maggioranza espressa dal corpo elettorale, il ricorso alle urne non sarebbe più un optional”. Musica per le orecchie di Berlusconi, i cui uomini si sono affrettati ad applaudire e ad annunciare che un uomo così lo possono votare come Presidente della Repubblica, anche a costo di procurare il mal di pancia a Fini, che teme inciuci fra Forza Italia ed ex Dc. Mancino ha tuttavia aggiunto: “Non sarebbe più un optional, ma un dovere sancito da apposita norma costituzionale”. Per sciogliere quindi le Camere del Quirinale in caso di ribaltone egli vorrebbe l’approvazione di una norma evidentemente sostitutiva dell’articolo 67 della Costituzione, che assicurando ai parlamentari l’esercizio delle loro funzioni “senza vincolo di mandato” ha consentito a Scalfaro di mettere sinora i ribaltoni al riparo dalle urne. Ma è immaginabile che i parlamentari approvino una nuova norma costituzionale che li privi delle condizioni di vantaggio in cui hanno operato sinora? Domandina semplice semplice per Mancino, ma non solo per lui.

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